Defendi: «I tifosi hanno ragione a sentirsi offesi, capisco chi non va più allo stadio»
L'ex calciatore biancorosso Marino Defendi prende posizione nella frattura tra tifoseria e proprietà sulla multiproprietà con il Napoli, e riapre i ricordi di una delle pagine più amate della storia del Bari.

«Sono assolutamente dalla parte dei tifosi, perché inevitabilmente si sentono offesi: assurdo considerare il Bari la squadra B del Napoli». Marino Defendi, ex calciatore biancorosso, mette la faccia su un tema che in questi mesi non ha mai smesso di dividere la piazza: la multiproprietà di Luigi De Laurentiis, presidente del Bari e insieme azionista del Napoli.
«Io capisco che un imprenditore debba pensare agli affari suoi, ma c'è un limite a tutto» ha aggiunto Defendi. «Comprensibile che abbiano preso le distanze da questo modo di fare, ma chissà quanto soffrono a stare fuori dallo stadio». Una frase che fotografa il disagio di una parte di tifoseria, mentre il nodo societario resta aperto su più fronti: il 16 ottobre il comitato di 11 esperti nominato dal sindaco Leccese incontrerà il direttore generale Pierpaolo Marino proprio sull'impegno di De Laurentiis a cedere il club.
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Da lì Defendi è scivolato nei ricordi, quelli di una squadra nata dalle macerie di un fallimento e diventata, nel giro di poche settimane, inarrestabile. «A noi che la vivevamo in tempo reale, ci è subito sembrata da film, perché accadevano cose che andavano oltre l'immaginazione» ha raccontato. «Una volta finiti nelle mani dei curatori fallimentari, iniziammo a vincere una partita dopo l'altra. A un certo punto, eravamo irresistibili».
Tra gli episodi citati, lo schianto inflitto all'Empoli di Sarri, che a fine gara si complimentò con il Bari per come aveva giocato, e la punizione «capolavoro» di Lugo Martinez, segnata sul filo di lana in una gara sofferta col Cittadella. Il ricordo più nitido resta però la partita col Novara, quella che regalò il pass per il playoff: «Alla vigilia io e altri compagni di squadra andammo nei pressi delle biglietterie ad offrire cornetti ai tifosi in fila. La domenica lo stadio era stracolmo e segnammo quattro gol, uno più bello dell'altro, in particolare quello di Cani, che salì in cielo per colpire la palla di testa».
Sono immagini che stridono, e non poco, con il clima di oggi. Il Bari arriva all'ultima giornata con un ko pesante, il 2-1 subito domenica scorsa a Salerno, ma resta terzo con 16 punti in otto giornate: domani alle 14:30 al San Nicola arriva il Giugliano, e la frattura tra curva e proprietà raccontata da Defendi non si chiude certo in novanta minuti. Colpisce che a riaprire il discorso sia proprio chi ha vissuto, da dentro lo spogliatoio, l'esatto contrario di questo smarrimento: uno stadio pieno che spingeva la squadra, non uno che si svuota per protesta. Il paragone, Defendi non lo fa esplicitamente, ma è lì, tra le righe di ogni sua parola.
Fonte: LaBariCalcio




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