Sibilli: «Non mi è piaciuto il teatrino». E sull'addio al Bari: «Non ho chiesto soldi in più»
L'attaccante, oggi alla Juve Stabia, dice che la rottura è nata sul contratto dopo la retrocessione e indica nella mancata convocazione col Casarano l'inizio della «telenovela». Poi ringrazia la città per l'affetto ricevuto durante la squalifica per scommesse.

«Si dicono tante cose, ma la verità la so io». Sibilli, oggi attaccante della Juve Stabia, torna sulla separazione dal Bari maturata nella sessione estiva di mercato e respinge subito la lettura più comoda, quella dei soldi: «Non ho chiesto soldi in più, ma con la retrocessione andavano messe a posto delle cose sul contratto. Poi non abbiamo trovato il giusto accordo». Quali fossero quelle cose non lo dice. Ma il punto su cui insiste è chiaro: non se n'è andato per una questione di ingaggio.
Rivendica anche la disponibilità a restare: «Ho dato priorità al Bari, sempre, ho fatto anche tutto il ritiro con la squadra». Nel suo racconto la rottura ha un momento preciso, la sfida col Casarano, finita 1-0 per noi, per la quale non fu convocato: «Da quando non sono stato convocato contro il Casarano è iniziata una telenovela che, sia per il Bari sia per i suoi tifosi, poteva essere gestita diversamente».
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Il passaggio più interessante è quello in cui non si chiama fuori: «Non mi è piaciuto il "teatrino" che si è creato quando ci siamo lasciati, al quale probabilmente ho contribuito anch'io, ma non da solo. Non voglio entrare nei dettagli, ma ho avuto le mie ragioni». Non capita spesso che un giocatore ammetta di avere una parte di colpa. Ma quel «non da solo» chiama in causa qualcun altro senza fare nomi, e chi legge resta con mezza storia. Delle sue ragioni sappiamo che esistono, non quali siano.
Il tono cambia quando parla della città. «Devo tanto a questa piazza. Ho sentito l'affetto della città di Bari anche durante la squalifica. Non sono stato insultato, anzi: mi hanno supportato». Sulla squalifica per scommesse non cerca scuse: «Io ho sbagliato, ho commesso un errore. Ma credo che, quando ti comporti bene e fai le cose a modo, metti tutto a posto. Ho fatto anche dei percorsi con il terapeuta». Racconta i dubbi di quei mesi («come tornerò in campo? Come starò?») e il ritorno al ritiro con il Bari: «Non c'era differenza con gli altri». Smettere? «Assolutamente no, questo mai». A 30 anni scherza perfino sul Mondiale: «Ci vuole positività».
Il conto che resta a noi
Al di là del racconto, quello che conta per il Bari è il campo. Dopo dieci giornate siamo secondi con 20 punti, a -5 dal Potenza, ma con il 12° attacco del girone: 13 gol. Fra gli attaccanti hanno segnato solo Butić e Bianchi, mentre Gómez, Della Morte e Tribuzzi sono ancora a zero in campionato. Non diciamo che con Sibilli sarebbe andata diversamente: non lo possiamo sapere. La domanda però è legittima. In estate è andato via un attaccante perché non si è trovato l'accordo sul contratto, il vice-centravanti è stato rimandato a gennaio e adesso il problema più evidente della squadra è proprio segnare. Di questo risponde chi ha costruito la rosa, non Sibilli.
Lui è voltato pagina a Castellammare. A noi tocca stasera alle 20:30 al Pinto, contro la Casertana, senza Manzari e con lo stesso reparto offensivo di sempre. Il mercato riapre il 2 gennaio.
Fonte: PianetaBari



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