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In malattia ma allo stadio per la Juve e alla festa dei suoi 50 anni: a processo l'assistente capo della penitenziaria di Torino

Al Ferrante Aporti un agente di 52 anni, con un precedente per frode assicurativa, risponde di assenteismo per tre giorni di certificati nel gennaio 2024. Tra un compleanno a sorpresa e una partita bianconera vista allo stadio in un turno segnato come malattia solo al mattino, il processo si trasforma nel racconto di uno scontro lungo anni con il suo superiore.

Lo stadio Allianz Stadium di Torino
Lo stadio Allianz Stadium — Foto: mole24.it

Un tifoso bianconero di 52 anni, assistente capo della polizia penitenziaria in servizio al Ferrante Aporti di Torino, è alla sbarra per assenteismo: secondo l'accusa si sarebbe messo in malattia per non lavorare, ma avrebbe trovato il tempo per festeggiare il compleanno e per andare allo stadio a vedere la Juventus. L'uomo ha già un precedente per frode assicurativa, e a mettere la vicenda nelle mani della pm Elisa Buffa è stato il suo stesso superiore.

La sequenza contestata parte dal 10 gennaio 2024: tre giorni di certificato, fino al 12, poi due giorni di riposo nel weekend e una presunta ricaduta nei due giorni successivi. È nel mezzo di questa seconda malattia che l'agente si è seduto sugli spalti per la partita della Juventus, fissata alle 20:45 di un martedì sera. Il superiore, nel suo rapporto, parla di «malattia a intermittenza» e di una «anomala alternanza» tra certificati e giorni liberi; a rafforzare i suoi sospetti, alcune fotografie pubblicate sui social che mostravano l'imputato festeggiare il compleanno con parenti e amici.

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In aula, però, la versione si complica. La difesa, affidata all'avvocata Benedetta Donzella, ha ricostruito che la festa — «un party a sorpresa organizzato dai figli con molti invitati, alcuni arrivati dalla Sicilia» — non si sarebbe tenuta durante la malattia ma nel giorno di riposo: l'imputato ha raccontato di essere stato «trascinato fuori di casa con l'inganno» e di non aver voluto «rovinare tutto» una volta arrivato al party. Sulla partita, la difesa ha fatto notare che il certificato valeva per il solo turno del mattino, mentre la gara si giocava la sera.

Il vero nodo del processo, alla fine, non è la Juventus né il compleanno, ma il rapporto tra i due colleghi. Il superiore avrebbe aperto altri sei procedimenti contro l'imputato negli ultimi cinque anni — tra cui una contestazione per un'uscita anticipata di venti minuti durante uno straordinario, che sulla busta paga pesava tre euro — e in un'occasione gli avrebbe fatto portare via l'auto dai vigili per un tesserino del parcheggio lasciato sul cruscotto a casa. «In tutti i procedimenti sono stato assolto — ha detto l'imputato — il mio capo è solo un invidioso». A complicare il quadro, anche un'appartenenza sindacale diversa: uno è iscritto al Sappe, l'altro al Sinappe.

Resta un fatto che riguarda chi tifa Juventus anche quando le cronache lo portano altrove: andare allo stadio non basta, da solo, a provare un abuso, se gli orari del certificato e della partita non si sovrappongono. Ora la parola passa al giudice.

Fonte: Corriere Torino

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