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Oboavwoduo, dal City alla Next Gen: «Quando ero piccolo presi in mano un pallone e non ho più smesso»

L'attaccante classe 2006, da poco esordiente in Serie A con la Prima Squadra, è il primo protagonista del nuovo format Juventus.com sui talenti del vivaio: dall'infanzia in Inghilterra ai primi mesi difficili a Torino.

Oboavwoduo con la maglia del Juventus
Oboavwoduo con la maglia del Juventus — Foto: footitalia.com

Justin Oboavwoduo, attaccante classe 2006 della Next Gen, è il primo nome scelto per "We Are Youth", il nuovo appuntamento mensile di Juventus.com dedicato ai protagonisti del vivaio bianconero. Lo spunto per raccontarlo adesso è semplice: il ragazzo ha da poco esordito con la Prima Squadra in Serie A, il salto che ogni giocatore della seconda squadra rincorre.

La sua storia con il pallone comincia all'asilo: «Ho semplicemente preso in mano un pallone. Giocavo a calcio durante la ricreazione e la mia maestra disse a mia madre che suo figlio era piuttosto bravo». Da lì, dice lui stesso, il ricordo più lontano che ha di sé è quello di un bambino che gioca a calcio e nient'altro.

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Dietro quel bambino c'è una famiglia di quattro figli, tutti sportivi, e genitori che hanno dovuto incastrare lavoro e allenamenti: «Hanno fatto un lavoro enorme aiutandomi ad arrivare dove sono oggi: senza di loro non sarebbe stato possibile». Prima di Torino, la sua formazione passa dall'Academy del Manchester City, dove — racconta — il lavoro è tutto individuale, pensato per trasformare ogni margine di crescita in un punto di forza, dalla prima squadra alle giovanili.

L'arrivo alla Juventus è di inizio 2026, e il cambiamento più duro non è tecnico ma umano: «La lingua è stata una delle sfide più grandi perché non parlavo l'italiano. In più era la prima volta che mi allontanavo dalla mia famiglia: vivere da solo, comprare tutti i generi alimentari per la prima volta o comprare una televisione». Eppure firmare per quella maglia, dice, non è stata una decisione difficile: «La Juventus è la squadra più grande d'Italia e ha una grandissima storia. C'era un senso di gioia e orgoglio enorme per me e per tutta la mia famiglia».

Sul campo si descrive come un giocatore di tocco e di scambio, veloce nelle transizioni, abituato a dribblare e a cercare gol e assist: «Cercare di essere una minaccia offensiva è il mio stile di gioco». Il modello dichiarato è Kylian Mbappé, per le posizioni che l'attaccante francese occupa e che Oboavwoduo sente simili alle proprie.

A fargli da bussola nel quotidiano della Next Gen è il confronto settimanale con avversari adulti, diverso — sottolinea — dal sistema inglese dove le seconde squadre si affrontano fra loro. Con Mister Brambilla parla di un rapporto fondato sull'onestà, fatto di correzioni dirette quando qualcosa non funziona. Nello spogliatoio cita Guerra, il più esperto, che gli ha dato una mano ad ambientarsi nei primi mesi e gli siede vicino, ed Elimoghale, con cui condivide le origini nigeriane; con Kalulu, che gioca sulla fascia opposta alla sua, il confronto è anche tattico, uno specchio delle corsie contrapposte in campo.

Fonte: Juventus.com

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