Addio a Tullio Conte, 91 anni: guidò il settore giovanile del Viareggio 1975 e fu testimone dell'affare Savoldi
È morto oggi lo storico dirigente azzurro, legato al club dai primi anni Sessanta e all'era di Corrado Ferlaino. Il suo nome resta legato al Torneo di Viareggio vinto dalla Primavera e all'acquisto di Savoldi dal Bologna, entrambi nel 1975.

Quando i dirigenti del Bologna provarono a ripensarci all'ultimo minuto, Corrado Ferlaino chiuse la discussione con una frase: «Ho due testimoni del nostro accordo». Uno dei due era Tullio Conte. Lo storico dirigente del Napoli è morto oggi, a 91 anni.
Era una figura del club fin dai primi anni Sessanta. Era arrivato da tifoso, prima ancora che da dirigente, e il suo nome è legato soprattutto alla presidenza di Ferlaino, cominciata il 18 gennaio 1969. Erano gli anni dei terzi posti, del secondo posto del 1974-75 e della seconda Coppa Italia, quella del 1975-76: un Napoli che puntava in alto senza riuscire ancora a vincere il campionato.
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Il Viareggio del 1975 e la stanza accanto Il suo risultato più importante è arrivato nel settore giovanile. Da responsabile seguì la Primavera di Rosario Rivellino fino alla vittoria del Torneo di Viareggio nel 1975. Nello stesso anno, durante l'estate, prese parte a uno degli acquisti più famosi della storia azzurra: Savoldi dal Bologna. Conte si trovava in un albergo di Milano insieme a Romolo Acampora, giornalista de Il Mattino, nella stanza accanto a quella dove si trattava. Da lì i due ascoltarono tutti i dettagli dell'accordo. Quando il Bologna provò a far saltare l'affare all'ultimo momento, Ferlaino citò proprio loro due come testimoni. E il trasferimento andò in porto.
Era un calcio senza procuratori in sala e senza visite mediche in diretta. Un acquisto poteva dipendere da una porta d'albergo e da due persone che avevano sentito tutto. Raccontata oggi sembra quasi una favola, ma è andata davvero così, ed è il motivo per cui il nome di Conte è ancora conosciuto tra chi ha vissuto quegli anni.
Anche dopo la fine del suo lavoro in società è rimasto un punto di riferimento per l'ambiente. Ha mantenuto un legame stretto con tanti ex azzurri, e in particolare con Ottavio Bianchi, l'allenatore del primo scudetto, quello del 1986-87.
Se ne va nell'anno in cui il Napoli ha compiuto cento anni, e in giorni in cui si parla quasi solo di panchina, conferenze stampa e classifica. Quasi nessuno ricorda le persone che hanno costruito il club lontano dai riflettori: Conte era una di queste. Alla sua famiglia va l'abbraccio di tutta la redazione.
Fonte: AreaNapoli




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