Il Napoli di Lauro: due retrocessioni, due quarti posto e il nuovo San Paolo
Dal 1936 l'armatore Achille Lauro guida un Napoli che tocca il fondo due volte e con Pesaola, Jeppson e Vinício arriva due volte quarto, prima dell'era Ferlaino.

Prima degli scudetti e prima di Maradona, il Napoli ha vissuto decenni in cui restare in Serie A era già un traguardo. Dal 1936 entra in società l'armatore Achille Lauro, che ne diventa presidente e ne guida le sorti per oltre vent'anni, in un'epoca di risultati altalenanti tra il campo e la dirigenza.
Sotto la sua gestione il Napoli retrocede due volte. La prima nel 1941-42, in piena guerra. La seconda nel 1948, dopo una vicenda passata alla storia come il Caso Napoli, che costa al club la categoria per la seconda volta in pochi anni.
Leggi anche 1967-68, il Napoli secondo con Zoff, Sívori, Juliano e Altafini
Nel mezzo di questa storia, nel 1959, il Napoli inaugura il nuovo stadio di Fuorigrotta, il San Paolo, oggi Diego Armando Maradona: l'impianto che sarebbe diventato il cuore della città e che oggi conta 54.726 posti.
La risalita sul campo porta ai due migliori risultati del club in quegli anni: il quarto posto nel 1952-53 e il quarto posto nel 1957-58. Protagonisti il tecnico Pesaola e gli attaccanti Jeppson e Vinício, nomi legati a una squadra capace di competere nelle zone alte della classifica, lontano dai trofei ma vicina, per la prima volta, alle grandi del campionato.
Sono gli anni in cui il Napoli comincia a costruirsi un peso nazionale, prima che nel 1969 arrivi Ferlaino e che nel 1984 Maradona cambi per sempre la storia del club. I due quarti posto di Pesaola restano un episodio isolato in quell'epoca, senza scudetti né finali europee, ma la prova che quella maglia poteva già competere, decenni prima dei trofei che sarebbero arrivati.




La parola alla Curva
Nessuno ha ancora parlatoPer commentare entra nella Curva — gratis, senza password.