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Bove: «Mi piacerebbe tornare in Italia, ma sto bene dove sono»

L'ex giallorosso, oggi al Watford, si racconta alla presentazione del docufilm «In un Battito»: il ritorno all'Olimpico, l'affetto dei tifosi e l'apertura a un futuro in Serie A legato alla «Legge Bove».

Bove con la maglia del Watford
Bove con la maglia del Watford — Foto: ildifforme.it

Giacca e cravatta, sguardo lucido. Edoardo Bove si è presentato così alla conferenza stampa del docufilm «In un Battito», accanto a Edoardo Leo e al regista Giovanni Troilo. Un film che, dice lui stesso, racconta «più me stesso che il calcio»: il malore, la rinascita, il ritorno in campo.

Quando gli si chiede del ritorno all'Olimpico, le parole di Bove si fanno pesanti: «È stato davvero emozionante tornare nello stadio in cui sono cresciuto e ricevere quel tipo di affetto che, se devo essere sincero, non sentivo nemmeno di meritare per quanto fatto sul campo». E aggiunge il giudizio che vale più di ogni statistica: «I tifosi della Roma vanno un pochino oltre i risultati».

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Non manda in onda solo l'emozione, Bove. Racconta anche la fatica vera, quella che il titolo del film non lascia intuire: «Il cuore mi ha fatto uno scherzetto, anche questo c'è da dire». E sul rientro in campo con il Watford: «È stata un'altra emozione grandissima, ma il ritorno è stato a volte difficile. Ho iniziato a riallenarmi, ci ho messo un pochino di tempo e non ho giocato subito». Con Troilo, dice, si ripetevano una frase che vale da sintesi: «Il film non è finito bene, come pensano tutti, ma è finito vero». Perché in campo, ammette, c'è ancora tutto da riconquistare — «per me questa è una grande spinta, una grande motivazione».

Il tema del possibile ritorno in Italia passa inevitabilmente dalla cosiddetta «Legge Bove», il disegno di legge che porta il suo nome: «Credo possa essere approvato. Mi hanno detto che a gennaio sarà calendarizzato, quindi anche questo è uno step importantissimo». Un percorso, racconta, nato anche grazie al film e al contatto con associazioni e fondazioni impegnate sulla sensibilizzazione al primo soccorso.

Sulla possibilità concreta di tornare a giocare in Serie A, Bove non si sbilancia e non si chiude: «La verità è che questo tipo di regolamentazioni è ancora in evoluzione. Io in questo momento sono davvero felice dove sono, non posso nasconderlo». Una porta aperta, ma senza fretta — lo stesso aveva detto in video, parlando della Roma «partita bene», ma con l'avvertenza di chi sa come vanno le stagioni lunghe.

Resta la cornice di quell'affetto ricevuto all'Olimpico, che Bove non dà per scontato. In una piazza che non perdona l'indifferenza ma che sa riconoscere chi ha vissuto qualcosa di più grande di una partita, le sue parole pesano più di un gol. E restano lì, aperte, in attesa che la politica e il calcio trovino insieme la strada per farlo tornare davvero.

Fonte: ForzaRoma

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