Bari, il crollo di Salerno resta la domanda aperta dopo il 2-0 al Giugliano
Per ottanta minuti il Bari aveva retto il campo della Salernitana, poi ha perso ordine e partita: un filo che il successo sul Giugliano non ha tagliato del tutto, alla vigilia della sfida di domenica al San Nicola contro il Crotone.

Per ottanta minuti, all'Arechi, il Bari aveva tenuto testa a una squadra costruita per stare in alto. Poi, nel finale, la partita è sfuggita di mano: 2-1 Salernitana, il 4 ottobre, prima sconfitta dopo una serie di risultati utili. Non è un episodio da archiviare con un'alzata di spalle: è la domanda che la squadra di Massimo Rastelli si porta dietro anche dopo il 2-0 rifilato al Giugliano cinque giorni fa.
Quel successo, firmato da Butić al 6' e da Maggiore al 45', ha rimesso in ordine la classifica: 19 punti, secondo posto, quinto clean sheet casalingo consecutivo al San Nicola. Ma a tre punti dal Potenza capolista, in una classifica ancora cortissima dopo nove giornate, inseguire il piazzamento senza risolvere i problemi di fondo significa solo rimandare il conto.
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Il conto riguarda prima di tutto il centrocampo. Da quando Darboe si è fermato per una lesione al polpaccio — fuori per circa tre settimane — la mediana ha retto grazie a Grgic, schierato titolare proprio col Giugliano, ma la continuità che una squadra con ambizioni di vertice deve trovare non può passare solo da un'emergenza coperta bene. E pesa ancora di più l'iniziativa dei singoli: i quattro gol di Maggiore, che indossa la fascia da capitano facente funzione dal 1° ottobre con Mantovani fermo dal 23 settembre per una lesione muscolare, raccontano un centrocampista decisivo, non una squadra che sa già leggere da sola i momenti chiave di una gara — quando proteggere un vantaggio, quando abbassare i ritmi. È esattamente quello che è mancato a Salerno.
La partita con la propria gente
C'è poi un secondo match che il Bari deve ancora vincere, ed è quello con il suo pubblico. Il 10 ottobre, nella sera del 2-0 al Giugliano, il San Nicola ha toccato il minimo stagionale: 2.317 spettatori, nonostante la squadra non abbia ancora perso in casa in questa stagione. È la distanza aperta dalla retrocessione arrivata col playout perso contro il Südtirol, e una serie di vittorie da sola non basta a ricucirla. Serve altro: continuità, e la sensazione — che finora manca — di un progetto riconoscibile, non solo di una somma di risultati.
Detto senza girarci intorno: il Bari di Rastelli è competitivo, non ancora risolto. E trasformare una rosa con individualità forti in una squadra con automatismi propri è anzitutto un compito tecnico, dell'allenatore e del suo staff, prima ancora che dei singoli giocatori in campo. Vincere ancora non basterà a rispondere alla domanda aperta a Salerno: bisognerà anche convincere.
Il banco di prova arriva domenica 18 ottobre, ore 15:00, di nuovo al San Nicola, contro il Crotone: ultimo in classifica anche per una penalizzazione di 6 punti, ma con una vittoria e tre pareggi raccolti sul campo in nove gare, che raccontano una squadra meno arrendevole di quanto dica la casella dei punti. Un'altra occasione per dimostrare che il crollo di Salerno è stato un incidente di percorso, e non il segno di un limite vero.
Fonte: TuttoBari




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