Bremer verso la panchina, la fascia va a McKennie: col Rennes il vicecapitano dello sfogo sui fischi resta fuori
Senza Locatelli il numero 3 sarebbe il primo nella linea del comando. Stasera alle 18:45 all'Allianz Stadium, invece, la fascia la porta McKennie. Quattro giorni dopo le parole sui compagni che «hanno paura», è una scelta che pesa.

La fascia c'è, il vicecapitano no. Stasera alle 18:45, contro il Rennes, la Juventus si presenta all'Allianz Stadium con McKennie capitano e Bremer verso la panchina. Locatelli è infortunato e in una gerarchia normale toccherebbe al numero 3. La linea del comando invece salta un gradino, e lo salta proprio sul giocatore che dopo Juventus-Lazio ha messo in piazza lo spogliatoio.
Le sue parole vanno rilette per intero. Quella sera non ha detto solo una frase. Ha fatto un ragionamento, e poi l'ha ripetuto: «Il mister dà indicazioni ma alla fine andiamo in campo noi. Io non posso prendere in braccio tutti. Io posso parlare e dare una mano, ma ognuno ha il suo carattere e io arrivo fino ad un certo punto. C'è chi ha più carattere e chi meno. C'è chi sente i fischi e magari ha paura». Quando gli hanno chiesto di spiegarsi, ha aggiunto: «Sì, ho detto questo ma non sto puntando il dito contro i ragazzi. Ognuno ha il suo carattere. Ci sono anche tanti nuovi e c'è chi quando vanno male le cose un po' si nasconde, ma è normale».
Spalletti per primo ha fatto notare la spaccatura. Bremer poi si è scusato con i compagni, su richiesta dell'allenatore. Di una multa per ora si parla solo come ipotesi, e qui la trattiamo così. Kolo Muani, alla vigilia, ha chiuso il caso a modo suo: «C'era un po' di tensione… bisognava dirsi le cose in faccia».
Il pulpito e la predica
Qui va detta una cosa che al bar si dice già da domenica sera. Bremer ha dato voce a quello che pensano in tanti fra quelli che hanno fischiato. Il problema è da dove parlava. Le immagini della Bordocam legano uno dei tre gol della Lazio a un avviso di Alajbegović che lui ha ignorato. Chi accusa i compagni di nascondersi dovrebbe essere il primo a non sbagliare. Domenica non è andata così. Sullo 0-3 la squadra ha avuto il 58% di possesso, 8 tiri e appena 2 in porta, e Spalletti ha parlato di «molte fragilità». Bremer non è stato l'eccezione, è stato dentro quelle fragilità.
Detto questo, la nostra lettura è netta. Una fascia che salta il vicecapitano proprio la settimana dello sfogo è difficile da leggere come un caso. Se è un segnale, è giusto darlo. Uno spogliatoio che ha appena fatto una riunione in cui l'allenatore dice di essere «rimasto zitto» per far parlare tutti non può avere come capitano quello che ha diviso il gruppo. Ma c'è una domanda scomoda che non vogliamo evitare. Se la società considera Bremer un leader, perché le voci di gennaio lo danno con lo sguardo rivolto al Bayer Leverkusen? Trattative non ce ne sono. Il quadro però è quello di un vicecapitano sempre più ai margini del ruolo che gli era stato dato.
McKennie, intanto, la fascia se l'è guadagnata con i numeri. Nessuno straniero nella storia della Juve ha più presenze (234) e più gol (27). È un capitano di continuità, non di rottura. Davanti a Vicario ci sono Gatti, Kelly e Kalulu, cioè la stessa difesa che ha preso tre gol dalla Lazio. Davanti giocano Kolo Muani e Woltemade insieme, con Nico González alle loro spalle.
Il Rennes arriva senza Lepaul, l'uomo da 7 dei suoi 17 gol, e non vince da tre trasferte. Stasera nessuno guarderà solo il risultato: si guarderà anche chi parla in campo e chi non c'è. Domenica alle 18 c'è Lecce-Juventus, e lì si capirà se Bremer è stato lasciato fuori per una sera o se il suo posto nelle gerarchie è cambiato davvero.
Fonte: Tuttosport



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