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Conte invocato da due tifosi su tre, ma alla Juve di Spalletti non basta il nome: modulo, rosa e ingaggio

Il sondaggio di una testata online dà il 66% dei votanti favorevole al ritorno di Antonio Conte, dodici anni dopo. Ma tra difesa a tre, esterni da doppia fase e un bilancio in rosso di 66 milioni, il conto non torna da solo.

Conte
Conte — Foto: fanpage.it

Il nome è tornato fuori nella notte dello 0-3 con la Lazio e non se n'è più andato. Su un sondaggio che conta quasi 14mila votanti, due terzi (66%) chiedono Conte al posto di Spalletti. Non ci sorprende: il popolo bianconero ha memoria lunga per i campioni e pazienza corta per i progetti, e l'8° posto con 11 punti in 7 giornate, a otto lunghezze da Inter e Lazio, non è il terreno su cui la pazienza cresce.

Conviene però fare i conti prima di fare i cori. Spalletti, per ora, non è a rischio: la società ha preso tempo, come abbiamo raccontato, e il contratto arriva fino al 2028. Ma l'idea che Conte sappia prendere le squadre in corsa non è una favola: a Bari, da gennaio a giugno 2008, ha viaggiato a 1,52 punti a partita e ha chiuso con una salvezza tranquilla; al Tottenham, subentrato a Espirito Santo nel novembre 2021, ha portato gli Spurs dalla nona alla quarta posizione, quella che vale la Champions. Il rovescio sono i due episodi andati male: Arezzo, esonerato a fine ottobre, e i tre mesi all'Atalanta, chiusi con 13 punti in 13 partite e una risoluzione consensuale.

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Il problema del modulo

Qui sta il punto che i sondaggi non misurano. Conte in questi anni è stato trasformista, ma l'impianto resta lo stesso: difesa a tre, due esterni a tutta fascia che sappiano sacrificarsi in doppia fase, un regista di spessore e un attaccante strutturato che giochi spalle alla porta. Sono requisiti di applicazione e abnegazione che, a guardare la Juve vista con la Lazio, fatichiamo a riconoscere in tutta la rosa. Non diciamo che manchino i giocatori: diciamo che li ha scelti qualcun altro, per un'altra idea di calcio.

C'è poi il capitolo soldi. Nell'ultima stagione a Napoli Conte ha guadagnato otto milioni, tre in meno dell'ingaggio di Spalletti. Il paradosso è che la cifra non sarebbe l'ostacolo, semmai il contesto: un bilancio 2025/26 con 66 milioni di perdita netta, il nono anno consecutivo in rosso, un aumento di capitale fino a 250 milioni all'assemblea del 3 novembre. Una società così ha bisogno di ricavi Champions, e il quarto posto Conte sa garantirlo. Più difficile dire che sappia andare lontano nella competizione.

A Torino, poi, resta il legame. La standing ovation dello Stadium durante Juventus-Napoli del settembre 2024 ha detto che la piazza i suoi anni con la Juve non li ha dimenticati, nemmeno i passaggi a Inter e Napoli. Ci fa piacere ricordarlo, ma ci pare anche un modo comodo di rispondere a una domanda scomoda: la Juve ha un problema di allenatore o un problema di squadra costruita? Cambiare la guida non risponde alla seconda parte.

Intanto si gioca. Giovedì 22 ottobre alle 18:45 all'Allianz Stadium arriva il Rennes in Europa League, poi domenica 25 ottobre alle 18 si va a Lecce: due partite tra giovedì e domenica, in cui Spalletti dovrà dire se questa squadra ha ancora una risposta. La finestra di gennaio, per un cambio o per un nove, si apre il 2 gennaio.

Fonte: Sportmediaset

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