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Juve, la vittoria di Vigo non chiude la domanda sull'identità

Tre risultati utili consecutivi e il comando del proprio girone di Europa League non bastano a dire che squadra sia davvero la Juventus di Spalletti: oggi, contro la Lazio e senza la Curva Sud, arriva il primo vero esame di carattere.

Lo stadio Allianz Stadium di Torino
Lo stadio Allianz Stadium — Foto: Matteo Aresca 05 · CC BY-SA 4.0

La Juve arriva alla sfida con la Lazio con 11 punti in 6 giornate di campionato, settima in classifica, e in tasca la vittoria di Vigo che l'ha issata al comando del proprio girone di Europa League dopo il 5-0 d'esordio sul Nijmegen. Tre risultati utili consecutivi, contro Atalanta, Cagliari e appunto il Celta Vigo. Eppure la domanda che resta sospesa, tre giorni dopo l'1-2 in Galizia, è la più semplice e la più scomoda: che squadra è questa Juve?

Nel primo tempo di Vigo la squadra bianconera è stata lenta, prevedibile, senza idee e senza verticalità, concedendo troppe ripartenze: un primo tempo che lo stesso Spalletti, nel dopo partita, ha bollato con parole dure, chiedendo «più teste calde, meno bravi ragazzi». La squadra si è svegliata solo dopo essere andata sotto, con il gol di Álvarez al 18'; Woltemade ha pareggiato al 58', Kolo Muani ha deciso al 90' su assist di Cambiaso. Una squadra che ha bisogno dello svantaggio per accendersi è una squadra che si sta ancora cercando.

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Il tandem Woltemade-Kolo Muani, quando è stato in campo insieme, ha dato più peso e più soluzioni davanti, e tutta la squadra ne ha beneficiato. Ma un episodio isolato non fa un'identità: alla vigilia della Lazio lo stesso Spalletti ha liquidato con una battuta l'idea del doppio centravanti — «un picchiettino» — e ha definito il cammino europeo «sabbia mobile». Cambiano gli uomini, cambiano gli assetti, ma un disegno di gioco riconoscibile, una Juve che si capisca cos'è a prescindere dall'avversario, ancora non si vede.

Dentro questo discorso entra anche Koopmeiners. Il tempo delle attenuanti, dopo tante occasioni avute, è scaduto: l'olandese resta un corpo estraneo anche quando è in campo, senza ritmo e senza mordente. Una squadra a soli 2 punti dal quarto posto, obiettivo dichiarato della stagione, non può permettersi di portare in campo un giocatore che non pesa.

C'è poi Conceição, uscito nervoso dal campo a Vigo: una botta ai sedili della panchina, tre-quattro minuti di assenza negli spogliatoi prima di rientrare, e poi la sua stessa precisazione di non aver litigato con nessuno. Il portoghese merita un discorso a parte, perché l'energia che mette nei colori bianconeri è la stessa che a volte lo tradisce: va aiutato a ritrovare calma, non esposto. E qui una parola va spesa anche per Spalletti: le parole sull'episodio, arrivate nel post partita davanti ai microfoni e non restate nello spogliatoio, non hanno fatto un favore a un ragazzo già scosso.

Oggi, intanto, l'Allianz Stadium perde un pezzo: la Curva Sud ha scelto lo sciopero del tifo per protestare contro le sanzioni dopo il derby, e la squadra dovrà trovare da sola l'energia che a Vigo è arrivata solo dopo lo svantaggio. Dall'altra parte c'è una Lazio terza in classifica con 16 punti, il miglior avvio della sua storia recente, che a Torino non vince da nove anni ma arriva con la fiducia di chi sta meglio di quanto si aspettasse.

Non serve la partita perfetta. Serve la rabbia buona vista a Vigo, ma stavolta dal primo minuto, senza aspettare di andare sotto per trovarla. L'identità si costruisce partita dopo partita: stasera, senza la curva a spingere, va dimostrata soprattutto a se stessi.

Fonte: TuttoJuve

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