Sabato 17 ottobre 2026 · Serie ASito non ufficiale dei tifosi bianconeri
Ultim'ora
TifosiAFFIDABILE

Tacconi: «Boniperti mi multò 10 milioni per una battuta su Berlusconi, Agnelli ne pagò la metà»

Nella sua autobiografia «L'arte di parare» l'ex portiere bianconero racconta gli aneddoti della sua Juve, dalla multa di Boniperti allo scherzo a Scirea, fino alla proposta che lancia oggi: Del Piero presidente.

Tacconi
Tacconi — Foto: statoquotidiano.it

Dieci milioni di lire di multa per una battuta su Silvio Berlusconi, e la Juventus che si spacca in due per pagarla. Stefano Tacconi la racconta così nella sua autobiografia «L'arte di parare», edita da Rizzoli: quando un giornalista gli chiese cosa pensasse dell'arrivo in elicottero del futuro presidente del Milan a Milanello, lui rispose che secondo lui «stava facendo le prove per sapere come scappare a fine stagione». Giampiero Boniperti, allora presidente della Juventus, gli affibbiò una sanzione da 10 milioni. A pagarne metà, racconta Tacconi, fu l'avvocato Giovanni Agnelli.

Il rapporto con Boniperti, nel libro, è quello di un presidente che prova a contenere un personaggio che non si lascia contenere: «Non riuscivo proprio a tenere la bocca chiusa. Mi diceva di contare fino a 10, io al massimo arrivavo a due. Ma era anche il modo di creare un personaggio», scrive l'ex portiere, che in bianconero resta legato a una delle battute più citate dello spogliatoio juventino degli anni Ottanta.

Leggi anche Udogie nel mirino della Juve: nel piano bianconero un'offerta da 15 milioni per il terzino del Tottenham

Il libro racconta anche l'unica multa in carriera di Gaetano Scirea, e stavolta la colpa fu proprio di Tacconi. Il difensore gli chiese un passaggio per l'allenamento perché aveva problemi con l'auto: Tacconi si dimenticò di andare a prenderlo, Scirea arrivò con mezz'ora di ritardo e si prese la sanzione. «Complimenti, bravo, grazie mille», gli disse. Tacconi si offrì di pagarne la metà. La risposta di Scirea, riportata nel libro, fu secca: «No, la paghi tutta tu».

Tra i capitoli ci sono anche la reunion dei campioni d'Europa dell'85, con Cabrini e Brio che si presentano in stampelle e Platini che si chiede «ma come cazzo abbiamo fatto a vincere?», e il ricordo del 29 maggio 1985, l'Heysel. Tacconi scrive che Platini voleva smettere, «tanto era rimasto traumatizzato da quella giornata», e aggiunge: «Non so se sia stato giusto giocare, ma guardando a quello che era successo, credo che abbiamo fatto bene e che sia stato un modo per salvare altre vite».

Il racconto si apre con le origini a Ponte Felcino, con la madre Giannina che lo rincorreva con la pietra pomice per togliergli il fango di dosso dopo le partite di calcio in strada, e tocca un'altra data che Tacconi porta con sé, il 23 novembre 1980, il giorno del terremoto in Irpinia, quando scavò a mani nude per cercare i corpi sotto le macerie. Il 23 aprile 2022 è invece la data dell'aneurisma che lo ha segnato per sempre: «Ero convinto che avrei sempre fumato due pacchetti al giorno e bevuto whisky torbati — scrive — ma anche se ora mi dicono tutto quello che devo fare, continuo a essere il solito stronzo».

Il libro si chiude guardando alla Juve di oggi, non a quella di ieri. «Leggo che vogliono fare presidente Del Piero. Sarebbe la cosa migliore che possano fare», scrive Tacconi. Una battuta buttata lì, nello stile di chi si è preso multe per tutta la carriera, ma che arriva in un momento in cui il club è guidato da una dirigenza rifatta da capo nell'estate 2026 e il nome di un ex capitano, per molti tifosi, resta il più rimpianto a non avere un ruolo in società.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

La parola alla Curva

Nessuno ha ancora parlato
Tu che ne pensi?La discussione su questo pezzo comincia da qui: bastano due righe, e le leggiamo tutte.

Per commentare entra nella Curva — gratis, senza password.