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Il retroscena sull'addio di Conte: spogliatoio esausto e dirigenti a caccia di potere

Tre mesi dopo la separazione, emerge chi davvero spinse per l'uscita del tecnico salentino: c'è chi non sopportava più i suoi metodi, c'è chi aspettava solo di riprendersi i propri spazi in società.

Lo stadio Diego Armando Maradona durante una partita di Serie A
Il Maradona in una serata di Serie A — Foto: Gaetano Capaldo · Wikimedia Commons · CC BY 4.0

Emerge un retroscena che racconta con un livello di dettaglio nuovo chi, davvero, volle l'addio di Antonio Conte dalla panchina del Napoli. Tre mesi fa, quando la separazione tra il club e il tecnico salentino era già decisa di comune accordo, in casa Napoli regnava una compattezza insolita: tutti uniti, per ragioni diverse, attorno a un solo obiettivo, accompagnare Conte alla porta.

A spingere per la rottura, nello spogliatoio, erano in tanti a non sopportare più, sul piano fisico e su quello nervoso, i metodi da «sergente di ferro» che per due stagioni avevano accompagnato ogni allenamento del tecnico leccese.

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Il malessere più duraturo covava altrove: tra i dirigenti, graduati compresi, e i funzionari del club che per due stagioni si erano sentiti messi all'angolo dal sistema Conte, e che avevano bisogno di riprendersi i loro centri di potere, grandi e piccoli.

Una lettura che non convince tutti

Un'altra ricostruzione della stessa vicenda racconta però un angolo diverso: sarebbero stati gli uomini vicini al presidente Aurelio De Laurentiis a convincerlo che Conte fosse diventato «una zavorra». È una lettura che i fatti nudi smentiscono: quello stesso Conte aveva riportato il Napoli allo scudetto e alla Supercoppa Italiana nel biennio appena concluso, prima di lasciare la panchina a fine stagione. Lui stesso, di recente, ha definito l'esperienza azzurra «meravigliosa», pur ammettendo che gli aveva consumato «tutte le energie».

Chi ha vinto uno scudetto viene allontanato anche per restituire ai dirigenti i loro spazi di potere: scritta oggi, questa frase pesa doppio. Il Napoli di Massimiliano Allegri, arrivato con il mandato di consolidare un quarto posto e fare un passo avanti in Champions, è nono in classifica con 7 punti in 5 giornate di campionato, e il bilancio delle prime sei gare stagionali, comunicato ieri dallo stesso club dopo l'incontro a porte chiuse tra De Laurentiis e Allegri a Castel Volturno, è di due vittorie, un pareggio e tre sconfitte.

Non è un caso se dopo il pareggio di Firenze sono tornati gli striscioni contro De Laurentiis a Fuorigrotta: la stessa piazza che tre mesi fa aveva salutato la fine del ciclo Conte come una liberazione oggi si interroga su chi comandi davvero dentro il club. Sabato arriva il Frosinone al Maradona: la prima occasione per capire se i centri di potere riconquistati in società valgono qualcosa anche in campo.

Fonte: AreaNapoli

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