Sosa: «Spalletti voleva lasciare il calcio dopo lo Scudetto, non una pausa di un anno»
Il Pampa, in collegamento dall'Argentina a Radio Marte, racconta un pranzo a Castel Volturno con l'allora tecnico e Cristian Bucchi: dietro l'addio al Napoli non ci sarebbe stata la voglia di fermarsi un anno, ma quella di smettere con il calcio.

Roberto Carlos Sosa rompe lo schema della versione ufficiale. Il Pampa, intervenuto in collegamento dall'Argentina nel format di Radio Marte "Los Ultimos Diez" condotto da Dario Sarnataro e Gianluca Gifuni, ha smontato la ricostruzione secondo cui Luciano Spalletti avrebbe chiesto a Aurelio De Laurentiis una pausa di un anno, con l'impegno di non allenare altre squadre italiane nel frattempo. "Non è così", ha detto senza giri di parole.
La versione di Sosa nasce da un ricordo diretto, non da un'indiscrezione raccolta altrove: nel periodo dell'addio frequentava spesso Castel Volturno e andava a pranzo con l'allenatore. A tavola, racconta, c'era anche Cristian Bucchi, e il messaggio di Spalletti fu chiaro: voleva lasciare il calcio, punto, dopo lo scudetto vinto con il Napoli. Solo la chiamata della Nazionale avrebbe cambiato i piani. Quando l'esperienza da commissario tecnico non è andata come sperato, secondo il racconto del Pampa è arrivata la valutazione della Juventus: un club a cui, professionalmente, Spalletti avrebbe fatto fatica a dire di no.
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Sosa ha poi toccato il tema delle dichiarazioni rilasciate di recente dall'allenatore a Tuttosport, già circolate nei giorni scorsi: "Il problema è chi sta in mezzo e vuole farti schierare pro o contro qualcuno. Io sono obiettivo: ho dato l'anima per la maglia del Napoli, ma non per questo devo mentire se lo vedo giocare male. Non mi schiero a favore o contro, analizzo. Anche quando si tratta della panchina".
Sul valore tecnico dell'ex tecnico azzurro il giudizio del Pampa non lascia margini di dubbio: "È stato il miglior allenatore che ho avuto nella mia carriera, se guardiamo all'aspetto tattico. Lo conosco, era con me all'Udinese". Più dura, invece, la lettura delle parole sulla Juventus: "Non mi trovo d'accordo con ciò che ha detto, perché lo conosco e so che neanche lui si trova in una società in cui la vittoria è l'unica cosa che conta. Dire di essere libero di esprimere il suo calcio a Torino... Quello non è il suo calcio: lui non è per la vittoria a tutti i costi". Il paragone che chiude il ragionamento è con Maurizio Sarri: "Lì pure Sarri ha vinto, ma poi è dovuto andare via. E il gioco di Sarri è simile a quello di Spalletti".
Il retroscena arriva in una settimana in cui le voci di chi ha allenato il Napoli negli ultimi anni si sono rincorse senza sosta, tra l'intervista di Spalletti a Tuttosport e quella di Antonio Conte a The Athletic sul biennio che lo ha "consumato". Sosa aggiunge un pezzo che nessuno aveva raccontato con questo livello di dettaglio diretto: non un'indiscrezione di mercato, ma un ricordo personale su un pranzo a Castel Volturno. Resta il paradosso di fondo che la piazza si porta dietro da anni: un allenatore che vince lo scudetto e lascia non per un litigio, non per un'offerta irrinunciabile, ma perché a quel punto voleva semplicemente smettere di allenare.
Fonte: AreaNapoli




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