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Gago: «Ero sul punto di rinnovare, avevo già la casa». Poi arrivò Zeman e il riscatto da 7 milioni saltò

L'ex centrocampista argentino, arrivato dal Real Madrid in prestito nel 2011, torna sulla sua unica stagione in giallorosso: 30 partite in campionato con Luis Enrique, un gol al Lecce e un'opzione che il club non ha mai esercitato. «Oggi la Roma ha un tifoso in più».

Luis Enrique
Luis Enrique — Foto: Lluís from Sabadell (Barcelona), España · CC BY 2.0

«Avevo già trovato i posti in cui vivere, avevo già la casa. Ero davvero molto contento». Fernando Gago la Roma se la porta ancora addosso, nonostante in giallorosso abbia giocato una sola stagione. Arrivò dal Real Madrid nel 2011 in prestito, nella nuova Roma della proprietà americana, e Luis Enrique ne fece subito il fulcro del centrocampo: 30 partite in campionato e un gol, contro il Lecce. Il riscatto era fissato a 7 milioni e sembrava a portata di mano.

Poi in panchina cambiò tutto. «Ero praticamente sul punto di rinnovare: alla Roma c'era un'opzione per acquistarmi a titolo definitivo. Con il cambio in panchina, però, la situazione è cambiata», racconta oggi l'argentino. Il nuovo allenatore era Zeman, e per Gago non c'era posto: «Quello subentrato in quel momento non mi avrebbe preso in considerazione. Così il club ha deciso di non esercitare l'opzione».

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Bastò questo.

Gago lo ricorda con un filo di amarezza, non con rancore. «La mia esperienza alla Roma è stata molto importante, sia dal punto di vista calcistico sia per quanto riguarda la mia vita. Mi sono innamorato moltissimo della città e del club, ma anche dell'allenatore con cui ho avuto la fortuna di lavorare». Oggi Gago allena, e quando parla del suo modo di intendere il calcio cita sia Luis Enrique sia chi è venuto dopo: «Credo che il modo in cui sono oggi come allenatore dipenda in parte dalle caratteristiche calcistiche che ho avuto per tutta la vita e da ciò che Luis Enrique mi ha trasmesso in quel periodo, così come, successivamente, Gabriel Heinze».

Una porta chiusa da una sola scelta

C'è un dettaglio del suo racconto che pesa più degli altri: «In seguito sono arrivati altri allenatori che avrebbero voluto che facessi parte del progetto». Quindi il no non era scritto da nessuna parte: dipendeva da un solo uomo, in un momento preciso. E allora la domanda scomoda è questa: un titolare da 30 partite di campionato, con l'opzione per il riscatto già fissata a 7 milioni, si lascia andare perché il nuovo tecnico non lo vede? La società scelse di sì, e scelse di affidare il centrocampo al gusto dell'allenatore appena arrivato invece che a quello che il campo aveva detto per una stagione intera. Una scelta legittima, ma a sentire Gago oggi è difficile pensare che sia stata la più lungimirante.

Gli resta la nostalgia di chi a Roma ha già pensato di metterci radici. «Col passare del tempo mi sono reso conto che a Roma sono stato molto felice. Non ho ancora avuto la possibilità di tornare, ma voglio farlo». E poi la frase che chiude il cerchio: «È uno dei ricordi più belli che conservo e oggi la Roma ha un tifoso in più».

Quel tifoso in più trova una Roma terza a 17 punti, imbattuta dopo sette giornate e a due punti da Inter e Lazio. Domani alle 18 la squadra di Gasperini va al Maradona con il centrocampo da reinventare: senza Pellegrini e Koné, e con Cristante di nuovo tra i convocati dopo più di un mese.

Fonte: ForzaRoma

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