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Lucchesi riapre il dossier Buffon-Cannavaro: «Erano già nostri, poi la Juve si mise in mezzo»

L'ex direttore generale della Roma campione d'Italia 2000-01 racconta ai microfoni di Retesport la trattativa chiusa e poi saltata con il Parma per i due futuri campioni del mondo. Nello stesso intervento, un parallelo fra Gasperini e Capello e un pensiero su Totti.

Lucchesi riapre il dossier Buffon-Cannavaro: «Erano già nostri, poi la Juve si mise in mezzo»
Lucchesi riapre il dossier Buffon-Cannavaro: «Erano già nostri, poi la Juve si mise in mezzo» — Grafica Arena Roma

Fabrizio Lucchesi, direttore generale della Roma dello scudetto 2000-01, ha riaperto ai microfoni di Retesport un dossier di mercato mai raccontato così nel dettaglio: nell'estate successiva al tricolore, giallorossi e Parma avevano già chiuso l'accordo per Gianluigi Buffon e Fabio Cannavaro. «Avevamo già fatto l'accordo con il Parma, ero presente, chiudemmo tutto a Milano con Tanzi e Sensi protagonisti al tavolo delle contrattazioni», racconta Lucchesi, che da lì in poi ricevette insieme al direttore del Parma il mandato di formalizzare l'operazione. «Buffon e Cannavaro erano super disponibili e avevano accettato con grande gioia la destinazione», aggiunge.

Poi il colpo di scena. «Improvvisamente ci fu un intervento fortissimo della Juventus, che nacque dal condizionamento di altri affari tra la famiglia Tanzi e quella Agnelli, che provocò una decisione impensabile da parte della società ducale», spiega l'ex dirigente. «Il Parma ci comunicò che si dovevano rimangiare la parola data a Sensi». Un affare saltato non per un ripensamento dei giocatori, ma per equilibri che correvano fuori dal campo fra le due famiglie. «Il rammarico che ho ancora è che con questi innesti avremmo avuto la squadra più forte del campionato per 4-5 anni», chiude Lucchesi su quell'operazione.

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Il dettaglio pesa ancora di più se letto con i numeri di oggi: quello del 2000-01 resta l'ultimo scudetto della Roma, lo stesso che pochi giorni fa ha fatto da sfondo ai cinquant'anni di Totti. Un'occasione mancata di consolidare quel gruppo, in un'epoca in cui il club giocava alla pari per il mercato più ambito della Serie A — distanza siderale dalla finestra appena chiusa, dove la Roma ha lavorato su prestiti e cessioni più che su colpi da scudetto.

Nello stesso intervento Lucchesi ha tracciato un parallelo fra l'attuale gestione di Gian Piero Gasperini e quella di Fabio Capello, l'allenatore di quello scudetto. «Vedo delle similitudini nelle due impostazioni: la Roma di Capello e quella di Gasp sono due squadre gestite in totale autonomia dai tecnici», dice. «Capello delegava di più ai suoi collaboratori, ma nella gestione quotidiana gestiva tutto, cambiò addirittura gli zerbini di Trigoria. Hanno entrambi questa necessità, che tutto giri intorno a loro». Un giudizio che arriva con la Roma prima in classifica a 13 punti, ma non privo di un avvertimento: «Gasperini chiede tanto alla squadra, il gruppo risponde alla grande, non ha una rosa lunghissima e questa è la paura maggiore che ho, ma certamente è meritatamente in testa per il calcio che esprime».

Sul capitolo Totti, Lucchesi ha scelto parole che vanno oltre la suggestione del ritorno in dirigenza già discussa nei giorni del cinquantesimo compleanno. «Un uomo come Totti porterebbe un valore eccezionale alla società che prescinde dall'immagine e dalla rappresentanza», dice l'ex ds, respingendo l'idea di un ruolo puramente simbolico: «Sarebbe riduttivo inserirlo nella Roma con questo ruolo, perché Francesco è portatore di esperienze e visioni, andrebbe trovato un ruolo di appartenenza ma anche che gli permetta di mettere a frutto quel grande magazzino di esperienze che ha». E chiude senza giri di parole: «Vedere una Roma senza Totti è inconcepibile. Io faccio il manager e godrei nell'avere in azienda un Totti».

Resta la paura espressa sulla rosa corta, che la Roma dovrà gestire già nel mese che si apre domenica all'11 ottobre sul campo del Como: undici partite in quarantacinque giorni fra campionato e Champions League, con Gasperini che fin qui ha lavorato — parola di chi ha vissuto lo stesso tipo di fiducia totale ai tempi di Capello — in piena autonomia tecnica.

Fonte: ForzaRoma

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