Logo Catania, dietro Revolution Group c'è l'ex sponsor Carlo Concorso: condanna in primo grado a Picaneddu
Il 15 ottobre parte l'asta per il marchio rossazzurro degli anni Duemila: a guidare l'azienda di infissi in corsa come amministratrice unica è Provvidenza Napoli, ma il ruolo di frontman è del marito Carlo Concorso, ex sponsor del Calcio Catania coinvolto nell'inchiesta Picaneddu sul clan Santapaola-Ercolano.

Dietro la Revolution Group Srl, l'azienda che si è messa in corsa per il logo del Catania, ci sono due nomi precisi. L'amministratrice unica è Provvidenza Napoli, ma a muovere l'operazione, nel ruolo di frontman, è il marito Carlo Concorso, titolare della NP Serramenti Srl — in passato sponsor del Calcio Catania — attiva, come la stessa Revolution Group nata nel marzo 2025, nella produzione di porte, finestre, telai e cancelli in metallo.
Va detto con chiarezza, perché riguarda una vicenda pubblica: Concorso è stato coinvolto nell'inchiesta "Picaneddu", l'operazione che nel 2021 ha riguardato gli affari del gruppo mafioso di Picanello, legato alla famiglia Santapaola-Ercolano. L'accusa nei suoi confronti è di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori in concorso: secondo la tesi accusatoria avrebbe agito da prestanome di Giovanni Comis, ritenuto figura di vertice del gruppo. Nell'aprile 2024 è arrivata una condanna di primo grado a quattro anni, non definitiva: per la Costituzione l'imputato resta non colpevole fino alla sentenza irrevocabile, e i due gradi di giudizio ancora possibili potranno confermarla o ribaltarla.
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La Revolution Group era già nota alla piazza per essere stata la prima a depositare la documentazione per l'asta, il 21 settembre, proprio mentre in curva restava caldo il tema del marchio: il 12 settembre, a Catania-Scafatese, la Curva Nord aveva esposto lo striscione «Sulla storia non si compra la gloria. Giù le mani dal logo!».
Interpellata via Pec il 18 settembre per un confronto diretto, l'azienda non ha finora risposto, scelta legittima nei giorni di riserbo che precedono il 15 ottobre. Le ricostruzioni raccolte indicano un obiettivo dichiarato: blindare il marchio dal rischio che finisca nelle mani di un avventuriero pronto a cucirlo sulla maglia di un'altra squadra, per poi riconsegnarlo, in caso di vittoria, ai legittimi eredi della storia rossazzurra. Non mancano però letture alternative, che chiamano in causa rapporti non sempre distesi tra settori dell'imprenditoria locale e i vertici del Catania FC.
Sul fronte del club, il Catania ha respinto l'accusa di immobilismo attraverso il proprio legale, l'avvocato Dario Motta, che ha confermato la consegna della documentazione necessaria entro la scadenza. Non è il primo tentativo della società di riportare a casa il marchio: una prima manifestazione d'interesse risale al 12 gennaio 2024, seguita da una proposta irrevocabile il 20 maggio 2025 — otto giorni dopo quella presentata per Torre del Grifo, del 12 maggio — caduta però senza risposta.
La procedura telematica prende il via il 15 ottobre alle 11, base d'asta 55mila euro; le offerte vanno depositate entro le 11 del 14 ottobre, la chiusura è fissata sette giorni dopo il via, il 22 ottobre alle 11. Non è lo stemma originale del 1946, ma la sua versione rivista degli anni Duemila: resta comunque il simbolo che la città chiede da quattro anni di riportare sotto il controllo del club, dopo il fallimento del 2021-22 e la ripartenza dalla Serie D. Con un secondo pretendente ora identificato nei dettagli, il 14 ottobre non è più solo una scadenza da segnare in agenda: è il giorno in cui si vedrà se il Catania avrà davvero fatto la sua parte per chiudere un cerchio aperto da troppo tempo.
Fonte: QdS




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