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Marchio Calcio Catania, l'asta è il 15 ottobre: la Curva Nord non arretra

Tra dodici giorni si deciderà chi avrà il nome storico del club: il Catania ci ha già provato due volte senza risposta, mentre tra i primi a depositare l'offerta c'è una società legata a un condannato nell'inchiesta Picaneddu sul clan Santapaola-Ercolano.

I tifosi sugli spalti
I tifosi sugli spalti — Foto: Frakorea from Palermo · CC BY 2.0

Il 15 ottobre, alla scadenza dell'asta telematica, si deciderà chi si porterà a casa il marchio storico del Calcio Catania. Base d'asta 55mila euro, documentazione da consegnare entro il 14, un giorno prima del termine. Un passaggio che sembra burocratico e invece pesa sull'identità di una piazza che quel nome lo associa a 17 stagioni di Serie A e a uno scudetto di Serie B, quello del 1953-54.

La Curva Nord ha già detto la sua il 12 settembre, con uno striscione esposto al Massimino: «Sulla storia non si compra la gloria. Giù le mani dal logo!». Una frase che non lascia margini di interpretazione: per i tifosi quel marchio non è un asset da contendersi al miglior offerente, è un pezzo della storia della città.

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A rendere la vicenda più delicata è chi, tra i soggetti interessati, ha già depositato la propria manifestazione. Il 21 settembre la Revolution Group Srl è stata la prima a farlo: una società riconducibile a Provvidenza Napoli e al marito Carlo Concorso, condannato in primo grado nell'inchiesta Picaneddu sul clan Santapaola-Ercolano. Non serve aggiungere aggettivi: il solo fatto che un nome così finisca tra i pretendenti al marchio del Catania spiega da solo perché la mobilitazione dei tifosi non sia un riflesso di orgoglio ma un allarme.

Il club, dal canto suo, non è arrivato a questo appuntamento da spettatore. Aveva già manifestato interesse per il marchio il 12 gennaio 2024 e aveva presentato una proposta irrevocabile il 20 maggio 2025: in entrambi i casi senza ricevere risposta. Un silenzio di quasi due anni che oggi, con l'asta che si avvicina e con chi si è fatto avanti per primo, pesa più di allora. L'avvocato Dario Motta ha confermato che il Catania consegnerà comunque la documentazione entro la scadenza del 14 ottobre, ripresentandosi alla porta che gli era già stata chiusa due volte.

Chi segue il Catania da anni sa che il nome e lo stemma sono l'unica cosa rimasta intatta dal fallimento del dicembre 2021 e dalla ripartenza dalla Serie D: il club di oggi, quello di Ross Pelligra, è una società nuova che si è ricostruita da zero, e il marchio storico è il filo che la lega formalmente a quella storia. Non è un dettaglio da collezionisti: è la ragione per cui due offerte rimaste senza risposta e una terza firma scomoda nella lista dei depositari bastano a far scendere di nuovo gli striscioni.

Restano dodici giorni. Il 14 ottobre scade il termine per la documentazione, il 15 si chiude l'asta: a quel punto si saprà se il nome del Calcio Catania torna dove i tifosi chiedono che resti, o se la storia del club dovrà fare i conti con un proprietario che la città non ha scelto.

Fonte: TuttoCalcioCatania

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