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Barzagli e la Juve delle «tre dirigenze»: un pilastro della BBC dice che «non c'è riuscito nessuno»

L'ex difensore bianconero, oggi vice di Silvio Baldini sulla panchina dell'Italia Under 21, parla della fase delicata del club e del calcio che cambia. Il suo intervento arriva nel giorno di Juventus-Rennes, quattro giorni dopo lo 0-3 con la Lazio.

Barzagli
Barzagli — Foto: tuttomercatoweb.com

«Non c'è riuscito nessuno». Andrea Barzagli parla della Juventus di oggi con una frase corta e la accompagna con due riferimenti precisi: le «tre dirigenze» e la domanda su «cosa serve adesso». La pronuncia mentre il club attraversa una fase che lui stesso, in una lunga intervista in podcast su YouTube, definisce delicata e non semplice. Arriva nel giorno peggiore, o forse nel più adatto: stasera alle 18:45 all'Allianz Stadium c'è il Rennes, e domenica scorsa la Lazio è venuta a vincere 3-0 a casa nostra.

Le parole pesano per chi le dice. Barzagli non è un opinionista qualunque. È un pezzo della BBC, la difesa di cui ricorda l'intesa insieme a Buffon. Nella stessa chiacchierata ripercorre il primo incontro con Allegri e il campionato vinto con il Wolfsburg. Oggi siede sulla panchina dell'Italia Under 21 come allenatore in seconda del ct Silvio Baldini. Quando uno così parla di dirigenze e di quello che manca, il tifoso ascolta.

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Una cosa è un fatto. La dirigenza che c'è oggi alla Continassa è stata rifatta nell'estate 2026: Giovanni Carnevali amministratore delegato e direttore generale dal 12 giugno, Frederic Massara all'area sportiva, Marco Ottolini direttore sportivo, Giorgio Chiellini ai rapporti istituzionali. Il 14 ottobre Giovanni Carnevali ha indicato come obiettivo la vittoria dell'Europa League. Quattro giorni dopo è arrivato lo 0-3 con la Lazio, e la società ha confermato Spalletti «per ora». È in questo clima che cade la frase di Barzagli.

Il difensore che non esiste più

La parte più tecnica dell'intervista tocca un nervo scoperto. «Il calcio si è trasformato, anche il ruolo del difensore sta cambiando: gli viene richiesto di più in costruzione, in un gioco molto più rapido. Una base del difensore come prima non esiste più», dice Barzagli. Rimpiange il lavoro di una volta, «più nello specifico, su cose noiosissime, che ti fanno perdere tempo e fatica mentale». Letta oggi fa effetto. La Juve stasera dovrebbe ripresentare davanti a Vicario la stessa linea dello 0-3, Gatti, Kelly e Kalulu, e il vicecapitano Bremer va verso la panchina dopo una settimana passata tra lo sfogo sui fischi e le immagini della Bordocam. Noi la domanda ce la facciamo: quelle «cose noiosissime» chi le insegna ancora, e a chi?

Poi c'è l'Under 21, il suo lavoro di adesso. «Ci manca il grande talento, quello generazionale. Però abbiamo giocatori bravi e un gruppo di bravi ragazzi», spiega. E aggiunge: «All'estero danno per scontato che a 18-20 anni giochi già in prima squadra, noi siamo un po' più lenti ma è sempre stato così. Ci vuole coraggio, attendendo che crescano anche sbagliando». Il discorso riguarda la Nazionale, ma il confronto con la sfida di stasera viene da solo. Secondo il CIES la Juventus ha 17 giocatori cresciuti in casa nei cinque grandi campionati, prima in Italia insieme all'Inter. Il Rennes ne ha 28.

Sul suo futuro Barzagli resta prudente. Allenare «era un progetto», non pensava di farlo subito dopo aver smesso, voleva prima prendersi qualche anno. Alla domanda su un nuovo Barzagli risponde secco: «No, ognuno è diverso». Stasera non basterà un nome, e neanche un pilastro del passato che dice quello che non va. Dopo il Rennes c'è il Lecce, domenica alle 18. Lì capiremo se questa dirigenza ha già una risposta alla domanda di Barzagli.

Fonte: Tuttosport

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