Diciassette cresciuti in casa nei grandi campionati: la Juve è al livello del Málaga, il Rennes ne ha 28
Nella classifica mondiale dei vivai la Juventus è prima in Italia, alla pari con l'Inter, ma ha alle spalle club di seconda fascia. Domani all'Allianz Stadium arriva il Rennes, che ha prodotto undici giocatori più di noi.

Il Rennes che domani alle 18:45 arriva all'Allianz Stadium per l'Europa League ha cresciuto in casa 28 calciatori che oggi giocano in uno dei cinque grandi campionati europei. La Juventus ne ha 17. Sono undici in meno di un club bretone con tre Coppe di Francia in bacheca. E sono gli stessi del Málaga, che è tornato in Liga solo quest'anno dopo diverse stagioni in Segunda División.
La graduatoria è dell'osservatorio CIES. Conta i giocatori prodotti dai vivai che militano in Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. In testa ci sono il Real Madrid, con 40 calciatori usciti dalla Fábrica, e il Barcellona, con 34 dalla Masía. Seguono Manchester City (29), Rennes (28), Ajax e PSG (27), Athletic Club (25), Chelsea (24), Atlético Madrid (23) e Real Sociedad (21). Poi vengono Tolosa (19), Salisburgo e Villarreal (18). Solo a quota 17 compaiono Inter e Juventus, appaiate a Espanyol e Málaga.
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Essere primi in Italia, alla pari con i nerazzurri, non va scambiato per un primato da esibire. Real e Barcellona li possiamo anche considerare fuori portata, visti la cultura giovanile e gli anni di enormi investimenti nelle loro cantere. Tolosa, Espanyol e Málaga invece no. Che club di seconda o terza fascia facciano meglio delle due italiane più attrezzate dice quanto sia faticoso, in Serie A, portare avanti una vera politica di sviluppo del talento. Atalanta e Roma lavorano bene con il vivaio da anni, ma il peso sui loro bilanci, tecnico ed economico, resta limitato. Inter e Juventus sono un'eccezione in Italia. In Spagna allevare e lanciare tanti giocatori di qualità è la regola.
Il modello che ci servirebbe
Per la Juve di oggi non è una questione accademica. Il 2025/26 si è chiuso con una perdita netta di 66 milioni, il nono anno consecutivo in rosso, e con ricavi scesi a 474,7 milioni (-10,4%). Il 3 novembre l'assemblea voterà un aumento di capitale fino a 250 milioni. Il monte ingaggi da 142 milioni l'anno è il più alto della Serie A. Un club in queste condizioni avrebbe bisogno più di chiunque di un modello sell-to-improve: far crescere giocatori, venderli bene e reinvestire. L'estate 2026 è andata nella direzione opposta. Sono arrivati Vicario e Grabara in prestito, Woltemade in prestito oneroso, e sono tornati Nico González, Kolo Muani e Rugani. È una rosa costruita quasi tutta fuori dalla Continassa, e a giudicare dall'ottavo posto con 11 punti dopo sette giornate non è stata costruita nemmeno bene.
C'è poi una domanda che dopo lo 0-3 con la Lazio non si sente fare. Da tre giorni il dibattito gira tutto intorno alla panchina: Spalletti tenuto «per ora», Pioli come traghettatore, Simone Inzaghi e Farioli per il nuovo ciclo, la curva che invoca Conte. Di come la Juventus produce i propri giocatori non parla nessuno. Eppure 17 calciatori cresciuti da noi giocano nei cinque campionati più importanti d'Europa. Ci chiediamo quanti di loro avrebbero potuto avere un posto in questa rosa, e quanto sarebbero costati rispetto ai prestiti onerosi e ai ritorni dell'estate.
Domani contro il Rennes conta solo il campo, e conta tanto, perché l'Europa League è un trofeo vero e l'ad Giovanni Carnevali ha dichiarato che la Juve vuole vincerlo. Il 28 contro 17, però, resterà dopo il fischio finale. E non c'è cambio di allenatore che basti, da solo, a ridurre quella distanza.
Fonte: Rivista Undici




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