9 marzo 2000: quella notte il Celta travolse la Juve 4-0 al Balaídos
Ventisei anni prima della sfida di Europa League, lo stesso stadio fu teatro di una delle sconfitte più dure della storia bianconera in Europa, con due espulsioni e un poker che costò la qualificazione.

Il 9 marzo 2000 la Juventus arrivò al Balaídos con l'1-0 dell'andata in tasca, firmato da Darko Kovačević, e con la squadra di Carlo Ancelotti che dominava la Serie A. Bastarono ventisette secondi perché il Celta Vigo di Víctor Fernández pareggiasse il conto nella doppia sfida con Makélélé, e novanta minuti perché lo stadio galiziano si trasformasse nella notte più dura della storia europea bianconera: finì 4-0, con la Vecchia Signora ridotta a giocare in nove uomini già nel primo tempo e la qualificazione volata via.
La sequenza fu impietosa. Al 27' il doppio giallo manda sotto la doccia anzitempo Antonio Conte: la Juve resta in dieci. Cinque minuti più tardi un'autorete di Birindelli porta i galiziani sul 2-0. Prima dell'intervallo arriva anche il rosso a Paolo Montero, e i bianconeri si ritrovano in nove: la ripresa è una formalità già compromessa. Al 47' McCarthy sfrutta un errore di Edwin van der Sar per il 3-0, poi completa l'opera al 68' con il gol del 4-0 definitivo. L'ingresso di Zinédine Zidane dalla panchina non cambia l'inerzia della serata.
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Il giorno dopo il quotidiano La Voz de Galicia fotografò quella notte con un titolo rimasto celebre: "Una goleada contro l'arroganza". Il Celta di Mostovoi, Karpin, Gustavo López e Makélélé, che pochi giorni prima aveva demolito il Benfica per 7-0, dimostrò che il prestigio della Juventus non bastava a fermare una squadra che giocava senza timori reverenziali.
Quella eliminazione fu una ferita vera: pochi mesi dopo la Juve perse anche lo scudetto all'ultima giornata, superata dalla Lazio. Il Celta, dal suo lato, si fermò ai quarti contro il Lens, senza completare il sogno europeo, ma quella notte al Balaídos restò il simbolo di un ribaltamento delle gerarchie.
Questa sera la Juventus torna in quello stesso stadio, ma la storia che porta in valigia è un'altra: non più Champions League ma Europa League, non più la capolista della Serie A ma una squadra sesta in campionato che arriva dal 5-0 al debutto contro il NEC Nijmegen e da un digiuno di titoli europei che dura dal 1996, l'ultima Champions vinta. È lo stesso digiuno che l'amministratore delegato Giovanni Carnevali ha riconosciuto alla vigilia, dicendo che la Juve vuole vincere quel trofeo. La lezione di 26 anni fa non si ripete allo stesso modo — altra competizione, altra squadra, altro contesto — ma resta un avvertimento che vale ancora: a Vigo l'etichetta sul petto non ha mai bastato da sola.
Il video ufficiale
Fonte: Fanpage




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