Woltemade non è Bendtner: tre gol e un assist in Europa, ma il conto vero si apre al Via del Mare
Sui social lo avevano già bollato come il brocco di turno. In Europa League il tedesco ha segnato in ognuna delle prime tre presenze e ha servito l'assist a Çelik. Ora deve farlo anche in campionato, dove a zero ci è rimasto lui e c'è rimasta la squadra con la Lazio.

Tre presenze europee con la Juventus, tre gol, un assist. Prima di Nick Woltemade era riuscito a segnare in ognuna delle prime tre partite nelle principali coppe europee solo a due bianconeri: Roberto Baggio nel 1990 e Darko Kovacevic nel 1999. È un dato che vale la pena mettere in fila prima di tutto il resto, perché del numero 27 si è parlato quasi sempre per un'altra ragione.
Il tedesco è arrivato dal Newcastle negli ultimissimi giorni del mercato estivo, chiamato a dare all'attacco un giocatore capace di colpire di testa ma anche di giocare con i piedi. Le prime uscite, a spezzoni, hanno mostrato un ragazzo timido e ancora spaesato dentro le idee di Spalletti: normale per chi non conosceva né la Serie A né l'allenatore. È bastato però per farlo diventare, sui social e in qualche studio televisivo, il brocco di turno. Qualcuno è arrivato a evocare Nicklas Bendtner, che stava nella rosa dello scudetto 2012/13 con Conte e alla Juve ha lasciato ben poco.
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L'assist a Çelik spiega più dei gol Giovedì contro il Rennes il pezzo più utile di Woltemade non è stato il rigore del 67', ma il pallone del 5': il corridoio aperto per l'inserimento di Çelik, che ha portato al vantaggio. È lì che si capisce perché Spalletti lo ha messo in squadra con continuità. Con Kolo Muani unico riferimento la Juve faticava ad arrivare in porta, e senza Yıldız e con Boga appena rientrato da oltre un mese di stop mancava chi rifornisse il francese. Woltemade non è un centravanti da piazzare tra il dischetto e il limite dell'area: ha compiti di manovra, deve trovare la traccia per terzini e centrocampisti che si sovrappongono. Un passaggio così, a quella squadra, lo dava a tratti solo Yıldız.
Non è nemmeno uno che smette di correre. Nel finale col Rennes, con la Juve a caccia del gol che non è arrivato, è stato l'ultimo ad arrendersi, andando a pressare su ogni difensore. E spesso si prende lui i compiti difensivi che altrimenti toccherebbero a Kolo Muani.
Detto questo, non facciamo l'errore opposto a quello dei social. La tecnica di Woltemade non è eccelsa, e lo si vede. I tre gol sono tutti in Europa League: in campionato è ancora a secco, e il campionato è il posto dove la Juve è ottava con 11 punti e dove la Champions va riconquistata. Il pareggio col Rennes, poi, non lo ha salvato lui: un vantaggio buttato dopo dieci minuti, un rigore regalato prima dell'intervallo, un pari arrivato solo dal dischetto. Woltemade ha fatto la sua parte in una serata che resta brutta.
La domanda che ci portiamo dietro è un'altra. Se l'attacco della Juve, a fine ottobre, si regge sulla capacità di un giocatore arrivato a mercato quasi chiuso di inventarsi corridoi che nessun altro vede, il problema non è Woltemade. È una rosa costruita in estate che, con Yıldız fermo e Kolo Muani che non ha segnato né con la Lazio né col Rennes, non ha un piano B davanti. Il tedesco ha smentito chi lo voleva una comparsa. Le domande su chi ha costruito quell'attacco restano tutte aperte.
Domenica alle 18 al Via del Mare c'è il Lecce, con Çelik in dubbio e la panchina di Spalletti che scotta. Woltemade ha dimostrato di non essere Bendtner. Gli manca ancora un gol in Serie A.
Fonte: Fanpage



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