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De Bruyne, rientro slittato di quattro giorni: Allegri aspettava invano a Castel Volturno

Il centrocampista belga era squalificato per Francia-Belgio e poteva lasciare in anticipo il ritiro per raggiungere Castel Volturno, dove Allegri lo aspettava. Non l'ha fatto, e non è la prima volta che i suoi modi distaccati vengono tollerati dal club.

Kevin De Bruyne
Kevin De Bruyne — Foto: Bryan Berlin · CC BY-SA 4.0
Aggiornamento · 6 ott, 12:23

Secondo quanto ricostruito, dietro l'assenza di De Bruyne da Castel Volturno c'è un'abitudine che il Napoli conosce bene e che finora non ha mai sanzionato: il centrocampista fa sapere con i fatti, non con le parole, che risponde solo ai propri tempi. Il paragone con i quattro mesi di silenzio seguiti all'infortunio della scorsa stagione torna a galla proprio ora, segno che la tolleranza del club verso i suoi modi distaccati non è un'eccezione recente ma un copione già visto. Resta il nodo economico: un ingaggio da sei milioni netti, secondo questa lettura, imporrebbe uno standard di disponibilità che il belga continua a non sentire come vincolante per sé.

Kevin De Bruyne era squalificato per Francia-Belgio, la gara che ha chiuso la sosta della Nazionale rossa. Avrebbe potuto rientrare a Castel Volturno con quattro giorni d'anticipo, dove Massimiliano Allegri lo aspettava per riaverlo a disposizione. Non è tornato: è rimasto al seguito del Belgio fino alla fine della sosta, pur sapendo di non poter scendere in campo.

La squalifica arriva dal cartellino giallo rimediato nel 3-0 inflitto alla Turchia, gara in cui De Bruyne ha segnato una doppietta. Poco credibile che la federazione belga gli abbia negato il permesso di lasciare il ritiro prima della sfida con i transalpini: visto lo status del giocatore, un via libera sarebbe arrivato senza troppe discussioni. Resta l'ipotesi più semplice, che il permesso non lo abbia nemmeno chiesto.

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Non è la prima volta che il centrocampista prende questa strada. Dopo l'infortunio della scorsa stagione sparì per quattro mesi, e non si fece sentire nemmeno per i compagni quando il Napoli alzò la Supercoppa italiana battendo il Bologna 2-0 lo scorso 22 dicembre.

È una tolleranza che la società, al netto dei contrasti del belga con il passato staff tecnico, si è sempre presa: da un calciatore pagato sei milioni a stagione ci si aspetterebbe un comportamento esemplare, non distacco. Anche le frecciate sul modo di giocare degli azzurri — prima con Antonio Conte, oggi con Allegri — sono state assorbite senza conseguenze, capite persino da una fetta di tifosi.

La sua idea è che debba essere la squadra a creare le condizioni per farlo esaltare, come accade con il Belgio, non il contrario: non è lui che deve caricarsi il gruppo sulle spalle da leader. Una teoria che si può anche condividere, ma che stride con il momento di una squadra nona in classifica con 7 punti in 5 giornate, reduce da tre sconfitte nelle prime sei uscite stagionali tra campionato e Champions.

Proprio su di lui si gioca anche il ballottaggio di centrocampo: i minuti raccontano 353' per De Bruyne contro 162' per Vergara, con il giovane indicato in vantaggio per la gara di sabato contro il Frosinone. Nei giorni di Castel Volturno Allegri ha provato un 4-2-3-1 pensato apposta per tenerli in campo insieme a Højlund, oltre alla difesa a tre con Di Lorenzo centrale. Lunedì il presidente Aurelio De Laurentiis ha chiuso un'ora a porte chiuse con l'allenatore per fare il punto sull'avvio di stagione: un contesto in cui la pazienza praticata con un singolo, per quanto di qualità, pesa di più.

Il Frosinone arriva sabato al Maradona già privo di due attaccanti, Raimondo e Birligea; il Napoli deve sciogliere non solo il nodo del modulo, ma anche quello di chi deve guidare lo spogliatoio in un avvio fatto di rimonte subite e punti persi. Se De Bruyne resterà la stella a cui tutto viene perdonato, la domanda sul perché quattro giorni di ritardo non abbiano pesato resterà aperta anche dopo il fischio d'inizio.

Fonte: AreaNapoli

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