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De Laurentiis: «Voglio una Lega che mi aiuti a far valere di più il Napoli»

Il presidente azzurro ha messo a confronto la Serie A con NBA, NFL e MLB in un intervento a Roma, chiedendosi se i quindici minuti di pausa tra i due tempi non vadano accorciati o eliminati per non perdere i tifosi più giovani davanti allo schermo.

De Laurentiis con la maglia del Napoli
De Laurentiis con la maglia del Napoli — Foto: goal.com
Aggiornamento · 1 ott, 19:20

De Laurentiis ha ripercorso i passaggi che hanno riportato il Napoli dalla Serie C1 alla stabilità in Champions League, fino agli scudetti del 2023 e del 2025, rivendicando il metodo più che la passione dei tifosi come chiave della ricostruzione. Il presidente ha insistito sul trasferimento di competenze dal cinema al pallone, in particolare nella scelta delle persone e nel controllo degli investimenti, paragonando un calciatore da cento milioni a un film dallo stesso budget: il costo, ha detto, non garantisce di per sé un valore proporzionale.

Aurelio De Laurentiis scende dal campo del mercato e sale su un palco di imprenditori per aprire un fronte che riguarda tutto il calcio italiano, non solo il Napoli. All'Hotel Parco dei Principi di Roma, davanti a una quarantina di manager del TEHA Club - il club di The European House - Ambrosetti -, il presidente azzurro ha tenuto un intervento titolato "Cinema e calcio: la fine del monopolio dell'attenzione" e ha messo la Serie A a confronto con i grandi campionati statunitensi: «Guardate che cosa fanno le leghe americane. NBA, NFL, MLB: sono macchine commerciali enormi. Lavorano sul prodotto, sulla distribuzione, sugli sponsor, sui mercati internazionali. Fanno conoscere i campioni. Sono al servizio delle squadre. Creano valore. Io voglio una Lega che mi aiuti a far valere di più il Napoli. E per riuscirci deve far valere di più tutto il campionato».

Il modello Usa, precisa, non va copiato: «Abbiamo una storia diversa, competizioni diverse, un rapporto con il territorio che in Europa è unico. Ma dobbiamo imparare dalla loro mentalità». Da qui la proposta concreta, rivolta a chi governa il calcio: De Laurentiis si chiede se i quindici minuti di pausa tra i due tempi non vadano accorciati o del tutto eliminati, perché chi è allo stadio vive l'attesa ma il ragazzino a casa, davanti alla pausa, lascia la partita per il telefono o la PlayStation e si guarda i gol solo dopo, negli highlights.

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Il discorso del presidente va oltre i novanta minuti: «Il rapporto con quel ragazzo non può cominciare al calcio d'inizio e finire al fischio finale [...] Le squadre di oggi devono diventare anche media company». Per De Laurentiis il punto è la velocità con cui si muovono i più giovani: «YouTube non aspetta la Lega. TikTok non aspetta la UEFA. Il mondo digitale in cui vivono i nostri giovani corre a una velocità straordinaria. E noi non possiamo pensare che il calcio sia immortale soltanto perché è stato importantissimo per cento anni».

Non è la prima uscita di questo tipo per il presidente del Napoli, che nei giorni scorsi aveva definito le esigenze di Cardinale nel calcio quelle di «un finanziere, non un imprenditore», aveva rivendicato il diritto a farsi pagare dalle squadre straniere per le amichevoli trasmesse in pay-per-view a 9,99 euro, e aveva denunciato un pressing della politica per far cadere Giovanni Malagò dalla presidenza del Coni.

Il contrasto con la classifica

Il tema da cui era partito il suo intervento - lo stadio - è rimasto però fuori dal discorso di Roma: per Euro 2032 l'Italia punta sul Maradona, non su un nuovo impianto a carico del club. E il confronto con le macchine commerciali americane arriva in giorni in cui il presidente è lui stesso sotto contestazione in città: nella notte tra il 25 e il 26 settembre è comparso uno striscione contro di lui rivolto anche ai figli Edoardo e Valentina, seguito il 27 dall'epiteto di "rimbambito".

Parlare di prodotto, di media company e di ragazzini che scappano su TikTok mentre il suo Napoli è nono in classifica con 7 punti in 5 giornate, reduce dal pareggio 1-1 di Firenze e dalla peggior partenza in dieci anni, rischia di suonare come un modo per spostare altrove la discussione. Il campo, quello vero, torna a dare un verdetto sabato 10 ottobre alle 20:45, quando al Maradona arriva il Frosinone.

Fonte: Il Napolista

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