De Laurentiis: «Il Napoli non è in vendita, ho rifiutato tre miliardi e mezzo». E su Rizzetta: «Lo venderei a un napoletano, non a un americano»
Il presidente chiude le voci sulla cessione con un'offerta araba respinta e il racconto dei contatti con l'imprenditore newyorkese. Arriva tutto a due giorni da Napoli-Roma, con la squadra nona in classifica.

«Il Napoli non è in vendita. Ho rifiutato una offerta di tre miliardi e mezzo per il club proveniente dagli arabi». Aurelio De Laurentiis risponde così, in radio, alle voci di cessione che da ieri occupano le pagine dei giornali più della partita con la Roma. Ieri avevamo raccontato una stampa divisa fra chi vedeva un Napoli in vendita e chi un caffè di cortesia. Oggi il presidente prende la parola e sceglie la seconda versione, con una cifra molto più alta di qualsiasi valutazione circolata finora.
Al centro di tutto c'è Matt Rizzetta, imprenditore newyorkese già proprietario del Napoli Basket e a capo di una cordata statunitense che vorrebbe costruire una polisportiva. Nelle ultime ore i due si sarebbero visti faccia a faccia a Napoli. De Laurentiis però fa partire la storia da più lontano: «Circa un anno fa ho ricevuto una richiesta di incontro da parte dell'imprenditore. Io rispondo di sì per educazione. Lui mi introduce a un paio di fondi che lo stesso Rizzetta rappresentava e che volevano comprare il Napoli».
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Il retroscena: avvocati, rate e un presidente onorario
Il presidente racconta anche come si è arenata quella trattativa. Gli avvocati del club hanno incontrato quelli dei fondi, ma la due diligence non è mai partita. I fondi volevano pagare la cifra pattuita in più rate, e intanto il ruolo di De Laurentiis si sarebbe ridotto passo dopo passo fino a quello di presidente onorario. «Ma io ho una responsabilità verso la città, i tifosi, devo dare delle garanzie soprattutto a loro». Gli ultimi contatti, nel suo racconto, sono rapporti di cortesia: Rizzetta gli ha chiesto un posto in Tribuna d'Onore al Maradona, lui lo ha invitato a una partita di basket, e alla nuova domanda sulla vendita la risposta è stata di nuovo no.
Poi la frase destinata a far discutere più di tutte: «Venderei il Napoli a un napoletano, non certamente a un americano. Chi è nato in questa città conosce infatti la piazza, sa come muoversi e avrebbe modo di fare bene». Suona bene in una città che vive la squadra come identità. Ma per noi è un criterio che non impegna a niente: non c'è nessun compratore napoletano all'orizzonte, e così il paletto finisce per chiudere la porta a chiunque bussi.
C'è poi un passaggio che pesa più degli altri. «Credo di saper fare il calcio anche se attraverso in mezzo a tante difficoltà», dice il presidente. Il calcio che si vede adesso, però, è quello di un Napoli nono con 10 punti dopo 7 giornate, a nove punti dall'Inter. Il direttore sportivo Giovanni Manna ha appena ammesso che la rosa va ringiovanita, dopo oltre 300 milioni spesi in cartellini dal maggio 2024. Sapere che il proprietario ha detto no a tre miliardi e mezzo non dice niente su come intende sistemare questa squadra.
Il punto è proprio questo. La società aveva legato la posizione di Massimiliano Allegri a due verifiche: il Bodø/Glimt, battuto 4-3 martedì con tre gol subiti, e la Roma, terza a 17 punti, attesa sabato alle 18 al Maradona. Il presidente ha chiarito chi comanda. Ora deve chiarire cosa succede se sabato le cose vanno male.
Fonte: AreaNapoli
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