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Rizzetta torna con 1,3 miliardi e un piano da polisportiva, ma De Laurentiis non vuole un ruolo simbolico

Il gruppo americano ha riaperto i contatti con una proposta rivista e ora parla anche di basket, pallavolo e del palazzetto Mario Argento. Il problema però non è solo il prezzo: il presidente vuole continuare a decidere.

Rizzetta torna con 1,3 miliardi e un piano da polisportiva, ma De Laurentiis non vuole un ruolo simbolico
Rizzetta torna con 1,3 miliardi e un piano da polisportiva, ma De Laurentiis non vuole un ruolo simbolico — Grafica Arena Napoli

Il gruppo di Matt Rizzetta ha riaperto i contatti per comprare il Napoli. La proposta è stata rivista, ma la cifra resta 1,3 miliardi di euro. Il prezzo però non è più l'unico ostacolo. Aurelio De Laurentiis non scende sotto una valutazione di 2 miliardi e chiede anche di mantenere un ruolo operativo e decisionale nel club, pure con nuovi proprietari. Una posizione soltanto simbolica, che gli era già stata proposta in passato, per lui non è accettabile.

Dell'incontro all'hotel de Bonart e della distanza tra 1,3 e 2 miliardi abbiamo già scritto. La novità è un'altra: il gruppo americano non si è fermato, e adesso spiega anche cosa vorrebbe costruire in città oltre al calcio.

Leggi anche De Laurentiis: «Il Napoli non è in vendita, ho rifiutato tre miliardi e mezzo». E su Rizzetta: «Lo venderei a un napoletano, non a un americano»

Il progetto: una polisportiva per Napoli

Nel piano ci sono anche realtà finanziarie come Ariel Investment e Apollo Sport Capital, e l'idea va oltre il pallone. Si parla di sviluppare il basket maschile e femminile, di nuovi investimenti nella pallavolo e di valutazioni su pallanuoto e rugby. Al centro c'è la ricostruzione del palazzetto Mario Argento. È un progetto che sembra scritto più per la città che per il presidente: offre a Napoli qualcosa che oggi non ha, mentre l'offerta economica resta lontana da quello che chiede chi deve vendere.

Ieri De Laurentiis ha detto in radio: «Il Napoli non è in vendita, ho rifiutato tre miliardi e mezzo». Su Rizzetta ha aggiunto: «Lo venderei a un napoletano, non a un americano». Poche ore dopo era seduto allo stesso tavolo con lui. Ora si aggiunge la condizione sul ruolo, che a nostro parere dice più delle cifre. Chi vende ma pretende di continuare a decidere non sta cedendo un club: cerca un socio che paghi senza comandare. Ci chiediamo quale investitore metta sul tavolo una cifra tra 1,3 e 2 miliardi per lasciare le decisioni a chi c'era prima. Nemmeno la cordata, però, ha ancora chiarito tutto: un progetto ampio come una polisportiva dice molto su cosa vuole fare a Napoli, ma poco sui tempi e sul modo in cui pagherebbe il calcio. Anche la trattativa raccontata dal legale della proprietà, Franco Gianni, si era fermata proprio su tempi e modalità di pagamento.

Nel frattempo la squadra è nona con 10 punti dopo sette giornate, a nove punti dalla vetta, con tre sconfitte già in classifica. Ieri e oggi le prime pagine hanno parlato soprattutto della proprietà, mentre la società ha legato la posizione di Allegri a due verifiche: la prima, col Bodø/Glimt, è stata superata soffrendo, la seconda è la Roma. Chi compra il Napoli si trova davanti anche il nodo dello stadio. La trattativa con Q8 per l'area dell'ex raffineria di San Giovanni a Teduccio dovrebbe chiudersi entro dicembre, e un palazzetto rifatto non sostituisce una casa per il calcio.

Domani alle 18 al Maradona arriva una Roma terza, con 17 punti. Lì non si parla di miliardi: si gioca la seconda verifica di Allegri.

Fonte: NapoliCalcioNews.it

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