Hojlund: «Senza il calcio avrei fatto il muratore come mio padre, a Napoli boccheggio dal caldo»
L'attaccante danese si è raccontato ai canali della federazione, tra otto giovani tifosi della Nazionale: dagli esordi a Horsholm e Brondby al debutto in azzurro con l'Atalanta, dalla barriera linguistica a Castel Volturno fino al suo idolo, Cristiano Ronaldo.

Muratore, come suo padre. È la risposta di Rasmus Hojlund quando gli chiedono cosa avrebbe fatto senza il calcio, in un incontro con otto piccoli tifosi della Nazionale danese ripreso dai canali ufficiali della federazione. Nella stessa chiacchierata l'attaccante numero 19 del Napoli si toglie qualche sassolino sull'Italia che lo ospita: «A Napoli c'è anche la barriera linguistica, noi parliamo in italiano quando ci alleniamo, e poi fa molto caldo, una cosa che in Danimarca non c'è».
Il racconto parte da lontano. Hojlund è cresciuto all'Horsholm, dove il padre lo ha allenato per anni, poi è passato tre o quattro stagioni al Brondby prima di debuttare da professionista nel Copenhagen. Il salto arriva con l'Atalanta: «Mi ha comprato, e dopo un paio di partite con loro ho segnato un gol e fatto un assist. Poi il c.t. mi ha chiamato all'improvviso e mi ha chiesto se volevo unirmi alla Nazionale per le gare di Nations League contro Croazia e Francia». Il debutto in maglia danese, dice, è stato «surreale»: si è ritrovato compagno di squadra di Christian Eriksen, uno dei suoi idoli da ragazzino.
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Sul rapporto tra Nazionale e club, Hojlund traccia una linea netta: per la Danimarca l'amore è incondizionato — «spero sempre che vada tutto bene, anche quando non sono convocato» — mentre nel club il calcolo è diverso, perché lì gioca «anche per il successo personale» e vorrebbe scendere in campo sempre. Tra gli stadi in cui ha giocato fatica a scegliere: cita Old Trafford e il Maradona, «dove gioco attualmente», insieme a San Siro e all'Allianz Arena del Bayern Monaco. Un dettaglio di carriera: non ha mai preso un cartellino rosso, e immagina sia «fastidioso», qualcosa che porta con sé «un po' di dolore» e il peso della responsabilità.
Interpellato su dove preferisca giocare tra tutti i club attraversati, la risposta è diretta: Napoli. Ma la lista delle differenze con gli allenamenti in Nazionale resta lunga, dalla lingua al caldo, fino agli aspetti tattici che cambiano da un tecnico all'altro — un tema che tocca da vicino anche l'attuale gestione Allegri, arrivato in azzurro a inizio estate.
Chiuso il capitolo Napoli, Hojlund si diverte con gli aneddoti da spogliatoio: tra le maglie ricevute in cambio conserva quella di Cristiano Ronaldo, presa tramite un compagno di squadra, oltre a quelle di Toni Kroos e Luka Modric. Ed è proprio Ronaldo il suo idolo dichiarato, «per la mentalità». L'obiettivo che si porta dietro riguarda però i colori danesi: alzare un trofeo, che si tratti di Europei, Mondiali o Nations League.
Un ritratto che arriva mentre il Napoli prova a ritrovare equilibrio davanti: la scorsa estate la società aveva cercato un profilo di attaccante diverso da quelli già in rosa, Hojlund compreso, salvo dover rinunciare per i vincoli di bilancio imposti dai parametri UEFA. Il danese resta dunque l'alternativa a Lucca nel reparto avanzato, con la squadra decima in classifica e attesa domenica dalla trasferta di Firenze contro la Fiorentina.
Fonte: AreaNapoli




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