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Napoli, 200 milioni di liquidità congelati in estate: Chiavelli e l'austerity che ha salvato Allegri dalle critiche

Il mercato chiuso senza investimenti mirati e la rotta Champions League sempre più lontana riaprono il dibattito sulla gestione economica del club: De Laurentiis non chiude alla cessione.

Aurelio De Laurentiis
Aurelio De Laurentiis — Foto: Presidenza della Repubblica · Attribution

Nono posto, 10 punti in 7 giornate e zero punti dopo due gare di Champions League: il Napoli di Allegri si ritrova in un vicolo cieco che parte da una scelta fatta mesi fa, non da sabato al Penzo. In estate il club aveva riserve di liquidità vicine ai 200 milioni di euro. Sono rimasti lì, congelati, nel momento in cui la squadra ne avrebbe avuto bisogno.

Il saldo della sessione chiusa il 1° settembre racconta la misura di quella prudenza: Lucca arrivato dall'Udinese per 35 milioni, pareggiato quasi per intero dalla cessione di Gutiérrez al Bayer Leverkusen per 26 milioni. Un mercato di sostituzioni, non di investimenti, mentre la qualificazione Champions — vitale per un club che si autofinanzia come quello di De Laurentiis — resta oggi una chimera dopo le sconfitte d'esordio con l'Arsenal e il 3-1 di Villarreal.

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Dietro quella cautela c'è la linea dell'amministratore delegato Andrea Chiavelli, l'uomo dei conti e dei contratti, che il presidente ha scelto di seguire ancora una volta. Una gestione che richiama un precedente scomodo: il post-Spalletti, quando il club affidò la squadra a Rudi Garcia senza fare investimenti importanti e i risultati arrivarono di conseguenza. Oggi in panchina non c'è un sergente di ferro come fu Conte nell'estate 2024: c'è Allegri, legato al club fino al 30 giugno 2029 con il mandato di arrivare quarto e fare un passo avanti in Champions, non lo scudetto.

Allegri non è certo il principale responsabile di un mercato rimasto fermo, ma avendo accettato la panchina in queste condizioni ne è diventato corresponsabile agli occhi della piazza. E il suo nome assorbe gran parte delle critiche di un ambiente deluso, mentre la proprietà resta sullo sfondo. Risulta che né De Laurentiis né il ds Giovanni Manna abbiano avuto contatti con altri allenatori, né dopo Villarreal né dopo Venezia: il nome di Raffaele Palladino, circolato nelle ultime settimane, non è mai stato un'opzione concreta.

Il 12 ottobre, al Collare d'Oro al Merito Sportivo del CONI, De Laurentiis ha aperto pubblicamente alla cessione del club, dichiarando al TG5: «Se c'è chi paga i miei sforzi si faccia avanti». Una frase che pesa doppio in un momento in cui la squadra fatica in campo e la società viene accusata di aver tenuto i cordoni della borsa troppo stretti. Nello stesso periodo il presidente ha discusso con l'ad Chiavelli il progetto per il nuovo stadio nell'area ex Q8, con la scadenza per il sì o il no fissata entro dicembre 2026: una decisione sugli investimenti futuri che arriva proprio mentre si discute di quelli mancati nell'ultima estate.

Il nodo resta aperto, ed è un nodo che riguarda le scelte di chi gestisce il club, non solo quelle di chi lo allena. Il Napoli arriva a martedì sera, quando al Maradona ospiterà il Bodø/Glimt in Champions League a quota zero punti, con la domanda che pesa più della singola partita: la prudenza economica di questa estate, con 200 milioni rimasti inutilizzati, si è rivelata una scelta di buon senso o il motivo per cui oggi la Champions è già un'ipotesi lontana?

Fonte: AreaNapoli

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