Tre gol presi dal Bodø/Glimt al Maradona: la vittoria non copre la difesa
Fet ha messo le mani su tutte e tre le reti norvegesi: il Napoli passa, ma ogni volta che va avanti si riapre, e il problema non è nato in Champions.

Il nome che pesa di più in questo 4-3 non è un azzurro: è Fet. Assist per Hauge al 27', assist per Helmersen al 62', gol al 90'. Un giocatore del Bodø/Glimt ha costruito o segnato tutte e tre le reti ospiti, e nessuno è riuscito a toglierglielo dai piedi per novanta minuti. Qui sta il giudizio sulla partita: il Napoli ha vinto, e la vittoria conta per il cammino nel torneo, ma ha concesso tre gol in casa a un avversario che ha tenuto il pallone più a lungo (57% contro 43%), ha calciato 15 volte, 6 nello specchio, e ha battuto 5 corner contro 2. Non è la fotografia di una squadra che controlla.
La sequenza dice tutto. Avanti al 1' con Politano, ripresi al 27'. Avanti al 41' con McTominay, ripresi al 62'. Di nuovo avanti al 75', poi il 4-2 arrivato dall'autogol di Bjørtuft all'88', e a quel punto, con due gol di margine, il Napoli ha preso il 4-3 al 90'. Due pareggi subiti e un gol incassato quando la partita era chiusa: tre volte in cui il vantaggio non è stato difeso. Chi ha visto il 3-1 di Villarreal e l'1-0 di Venezia riconosce lo stesso schema, cambia solo il finale perché davanti McTominay ha segnato due volte e ha colpito anche una traversa al 60'.
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I cambi raccontano una panchina che insegue più di quanto governi. Anguissa, ammonito al 48', è uscito al 60' per Lobotka. Al 79' fuori Politano e Spinazzola, cioè i due che avevano aperto la partita con il gol e l'assist del 1' e che al 75' avevano ancora i piedi sul 3-2. Il Bodø/Glimt ha fatto cinque cambi tra il 76' e l'84' e nei minuti successivi ha segnato il suo terzo gol. Di Lorenzo ammonito all'86': anche il capitano, nel finale, ha dovuto fermare l'avversario con il fallo. Sono dettagli, ma messi in fila dicono che l'ultimo quarto d'ora lo ha giocato meglio la squadra norvegese.
Questo è il punto per chi discute della panchina di Allegri, e in città se ne discute apertamente. Un 4-3 in casa non è una risposta sul gioco e sull'intensità: è una partita vinta perché i 17 tiri e gli 8 nello specchio hanno prodotto abbastanza gol da coprire i tre presi. La piazza non chiede di vincere 4-3, chiede di non tremare ogni volta che va in vantaggio, e dopo due sconfitte di fila questa serata non sposta il giudizio su quel punto. Sposta solo il morale, che è un'altra cosa.
In Champions il prossimo avversario è il Porto, in trasferta, e con una fase difensiva così la gara si presenta da sola. Prima però c'è la Roma, sabato 24 ottobre alle 18 al Maradona: una delle squadre con cui questa stagione va misurata. Se il Napoli arriva a quella partita con la stessa abitudine a riaprire ciò che ha chiuso, i gol di McTominay non basteranno a nasconderlo.




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