Vivaio Napoli, appena 34,8 milioni in dieci anni: Gaetano il nome che pesa di più
Dal 2016 a oggi la Scugnizzeria azzurra ha portato in cassa 34,8 milioni tra plusvalenze e cessioni definitive: una cifra costruita su piccole uscite ricorrenti, lontana dai numeri di Juventus e Atalanta.

Trentaquattro milioni e ottocentomila euro: è quanto il Napoli ha incassato dal 2016 a oggi mettendo sul mercato i prodotti del proprio vivaio, tra plusvalenze e cessioni a titolo definitivo. Un flusso che, guardato da solo, racconta di entrate costanti nel tempo, ma che si sgonfia appena messo a confronto con le cifre di altri club di Serie A: Juventus e Atalanta, per citare le due fucine più redditizie del campionato, hanno messo a bilancio centinaia di milioni sugli stessi meccanismi.
Il dato che colpisce di più è la composizione di quei 34,8 milioni: non arrivano da una manciata di maxi-cessioni dalla prima squadra, ma da una lunga serie di operazioni minori, distribuite su dieci anni. In cima alla lista c'è Gianluca Gaetano, centrocampista cresciuto interamente a Castel Volturno e ceduto a titolo definitivo dopo vari cicli fra prima squadra e prestiti: è lui il nome che pesa di più nel bilancio della Scugnizzeria.
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Subito dietro figura Gennaro Tutino, passato più volte tra Serie B e massima serie, con una cessione valutata intorno ai 5,8 milioni tra le voci che hanno garantito le plusvalenze più corpose. Completano il quadro altri profili storici del settore giovanile azzurro, a partire da Sebastiano Luperto: giocatori che a Napoli non sono mai diventati titolari inamovibili, ma che sul mercato hanno comunque permesso di monetizzare.
Il tema non è solo contabile. Il mercato estivo appena chiuso si è concluso con un saldo negativo di circa 47,5 milioni, e lo stesso presidente Aurelio De Laurentiis ha parlato di circa 60 milioni investiti per riscattare Rasmus Højlund e Alisson, senza margini per altri colpi. In un modello di gestione che fa leva sull'autofinanziamento, un vivaio che in dieci anni ha reso poco più di 34 milioni — una cifra che altrove si ottiene con una sola cessione — non è un dettaglio da addetti ai lavori: è un pezzo mancante nell'equazione economica della rosa.
Restano da capire i tempi: se la prossima generazione della Scugnizzeria riuscirà a incidere sul bilancio più di quanto abbiano fatto Gaetano e Tutino, o se il Napoli continuerà ad affidare la sostenibilità dei conti soprattutto al mercato della prima squadra, come già successo con le cessioni di Kvaratskhelia e Gutiérrez chiuse a fine settembre.
Fonte: AreaNapoli




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