Il coraggio di Koné, l'incoscienza di lasciare Dybala in campo
Il 2-2 con l'Inter racconta due squadre diverse nello stesso pareggio: un primo tempo da corsara con la doppietta di Koné, una ripresa in cui Gasperini ha continuato a spingere quando forse serviva controllare.

Sei minuti e la Roma è già avanti. Koné firma il vantaggio al 6', poi raddoppia al 37': un primo tempo giocato da squadra che vuole cambiare status, non da prima della classe capitata lì per caso. Aggressione dal primo minuto, duelli fisici vinti in serie, il centrocampista francese trasformato nell'insospettabile bomber di giornata. Poi la ripresa racconta un'altra storia, e il 2-2 finale lascia sul tavolo la domanda che la squadra di Gasperini si trascina da mesi: dove finisce il coraggio e dove comincia l'incoscienza.
Martinez riapre i conti in avvio di secondo tempo, al 46', e pareggia al 79': la Roma che dominava è la stessa che si è fatta rimontare due gol in una ripresa sola. Gasperini, davanti al contraccolpo, ha scelto ancora la strada dell'energia: dentro tutto il terzetto difensivo e uno dei due esterni, mentre Koné restava in campo fino alla fine perché continuava a essere il motore della squadra. Fin qui la scelta si può discutere ma si capisce.
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Il nodo Dybala
Quello che non si capisce, o si capisce fin troppo, è aver lasciato in campo un Dybala ormai inefficace e visibilmente restio a calciare verso la porta, tenuto dentro più per fede che per ragione tattica. Il numero 21 avrebbe dovuto aiutare la squadra a difendersi attaccando, a far respirare una difesa stanca guadagnando campo con il possesso: non è successo, e quella scelta ha pesato quanto le disattenzioni difensive nel trasformare un punto guadagnato in due punti persi. È la responsabilità di chi allena, e va detta senza sconti: il coraggio che ha portato avanti la Roma per quaranta minuti buoni è lo stesso che, gestito senza correggere la rotta, si è trasformato nell'incoscienza che ha permesso all'Inter di riaprirla due volte.
La classifica, va detto, non cambia idea: 13 punti in 5 giornate, primato condiviso con Inter e Lazio, quinto risultato utile consecutivo. Ma all'Olimpico contro i nerazzurri la Roma non vince dal 2016, quando un autogol di Icardi decise la gara con Spalletti in panchina: il pareggio di ieri porta a dieci i precedenti casalinghi senza vittoria contro l'Inter, quattro pareggi e sei sconfitte. Un dato che racconta quanto sia raro, in questo confronto specifico, portare a casa l'intera posta anche quando la partita la si domina per lunghi tratti.
Da questa gara la Roma porta a casa la conferma di poter reggere il ritmo contro chi le è pari, e la prova che il conto delle energie, quando arriva, va gestito meglio di così. Prima della prossima chiamata, quella di Como l'11 ottobre dopo la sosta per le nazionali, Gasperini ha tempo per sciogliere il nodo: continuare a fidarsi ciecamente dei suoi uomini simbolo o accorgersi per tempo di quando un cambio, semplicemente, va fatto.
Fonte: Voce Giallorossa




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