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La Roma vede sfumare in cinque minuti un vantaggio costruito bene

La squadra c'era, il vantaggio c'era: a mancare, ancora una volta, è stata la capacità di portare a casa una partita già in controllo.

Roma-Real Madrid Il 3-1 buttato via: il vero problema di Roma-Real Madrid
Roma-Real Madrid Il 3-1 buttato via: il vero problema di Roma-Real Madrid — Grafica Arena Roma

Perdere in Champions League contro il Real Madrid non è una vergogna: è il livello più alto del calcio europeo, ed è la competizione in cui la Roma torna a giocare dopo sette anni di assenza. Il problema non è il risultato in sé, è come è arrivato. La squadra di Gasperini si era messa in controllo della partita con il gol di De Roon e la doppietta di Malen, aveva il pallino del gioco in mano, e lo ha lasciato scappare nel finale. Un 3-4 fa più male quando la partita, per lunghi tratti, l'avevi già vinta tu.

Le cose buone ci sono state, e vanno dette. De Roon, messo in regia al posto di Cristante fermo per la lesione al collaterale, ha sbloccato la partita al 20' su assist di Soulé. Malen ha risposto due volte nel secondo tempo, prima su invito di Mora — entrato al 46' per Dybala — poi ancora su assist di Soulé. Davanti, Gollini, titolare fino al 21 novembre per l'infortunio di Svilar, ha retto senza evidenti difficoltà per gran parte della partita. La squadra aveva fatto le cose giuste per restare dentro una notte di altissimo livello.

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Poi qualcosa si è rotto. Il Real ha cambiato passo dalla panchina — Güler ed Endrick dentro al 59', Silva al 70', Carreras ed Espí al 78' — e la Roma ha iniziato a soffrire più nei contrasti che nel gioco: ammoniti Mancini al 60' e Wesley al 69', poi Pellegrini all'89', con 15 falli commessi contro gli 8 degli ospiti. Il gol annullato ai madrileni al 69' avrebbe dovuto essere il segnale che la pressione stava salendo. Non lo è stato: Endrick all'85' e Rüdiger al 90', su assist di Güler, hanno completato la rimonta a cinque minuti dal triplice fischio.

I numeri raccontano una squadra che ha retto il confronto a lungo — 54% di possesso, 14 tiri contro 16, 7 in porta contro 8 — e che però ha perso campo esattamente dove si decide una partita europea: nei corner concessi, 9 contro 5, e nella disciplina del finale. Non è stata sfortuna: è stata una gestione del vantaggio che si è sfaldata quando il Real ha alzato il ritmo con i cambi offensivi, e la Roma non ha trovato le contromisure.

Resta la lezione, che vale più del punteggio: in Champions League le partite che si prendono in mano si devono anche chiudere. La Roma lo sa fare per sessanta minuti, lo ha appena dimostrato; deve imparare a farlo anche negli ultimi trenta, se vuole che questo ritorno in Europa non si fermi alla buona impressione.

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