Tre cambi in tre minuti e la Roma smette di difendere il suo vantaggio
Due gol di vantaggio dopo diciassette minuti e un palo prima dell'intervallo: a Old Trafford la Roma aveva la partita in mano. Il crollo è arrivato dopo, e non è stato un caso.

Tra il 75' e il 78' Gasperini toglie Mancini, Hermoso e Malen e mette Ghilardi, N'Dicka e Castro. Cinque minuti dopo Cunha fa il 2-2, al 86' segna ancora. Il punto non è dire che i cambi fossero sbagliati uno per uno. Il punto è che la Roma, con due difensori su tre appena entrati, ha subito due gol nel giro di tre minuti, proprio quando doveva chiudere la partita. Lo United aveva cambiato tre volte prima di noi, al 51' e al 75', e nell'ultimo quarto d'ora ha trovato una squadra che stava ancora sistemandosi. Chi allena risponde di questo, e la fiducia in Gasperini, che la piazza gli dà e che resta meritata, non cambia la sostanza.
Il primo tempo dice che questa squadra a Old Trafford ci poteva stare da protagonista, non da comparsa. Mora apre per Soulé all'11', Malen trasforma il rigore al 17', Soulé prende il palo al 45': se entra quel pallone, la serata finisce in un altro modo. Ma i numeri di tutta la partita raccontano anche il resto. Lo United chiude con 15 tiri contro 7 e 6 nello specchio contro 4. Vuol dire che dopo il 2-0 la Roma ha smesso di creare e ha lasciato il pallone agli altri. Contro una squadra con questi giocatori, puntare tutto sulla tenuta per settanta minuti non è una strategia, è una scommessa. E l'abbiamo persa.
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Poi c'è il secondo tempo, che si apre con Mora fuori per Pisilli e si gira su un rigore. Fernandes lo trasforma al 58', un minuto dopo Mbeumo prende il legno. È il momento in cui la partita cambia padrone, ed è chiaro a tutti tranne che al campo: la Roma non riesce più a rialzare il baricentro e non va più vicina al terzo gol. Il cambio del 21', Lulli per Rensch, aveva già costretto a rivedere la catena di destra presto. Ma il problema non è un singolo episodio, è che dal 2-1 in avanti nessuno ha tenuto palla per far respirare la squadra.
Che la rosa sia corta lo dicono le assenze. A Old Trafford mancavano Svilar, Koné, Dybala e Pellegrini, e chi è entrato nel finale non ha cambiato l'inerzia. Per questo il discorso sui rinforzi di gennaio, che la piazza sta facendo in questi giorni, non è una lamentela di chi cerca un alibi: è il nodo della stagione. Il mercato riapre sabato 2 gennaio 2027, e fino ad allora si possono tesserare solo svincolati. Vuol dire due mesi di partite ogni tre giorni con questi uomini, e Tony D'Amico dovrà spiegare come pensa di coprire i reparti che a Manchester hanno ceduto per primi.
Il dato che fa più male non è la sconfitta, è il modo. Perdere a Old Trafford si può. Perdere dal 2-0, contro un avversario che ha finito la partita senza Cunha, espulso al 90' per doppia ammonizione, lascia l'idea di una squadra che non sa ancora gestire una gara di questo livello. Sabato alle 20:45 all'Olimpico c'è il Sassuolo, e la risposta va data lì: con ritmo e pressione per novanta minuti, non per un'ora. Tutto il resto, compreso l'entusiasmo che la gente non ha smesso di dare, si guadagna così.




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