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Roma-Slovan, cosa ha retto: la difesa che segna e un tiro concesso

Due gol dai difensori, il terzo e il quarto nel giro di sei minuti dopo l'intervallo, zero tiri nello specchio subiti: il 4-0 allo Slovan si spiega con tre cose precise.

Donyell Malen
Donyell Malen — Foto: Sandro Halank, Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0

Il primo dato che pesa non è il risultato, già scritto ovunque, ma chi lo ha costruito. I primi due gol portano la firma di tre difensori: Hermoso al 21' su assist di Ghilardi, Molina al 39'. Contro una squadra che ha finito la serata con un tiro in tutto, nessuno nello specchio, il problema vero era un altro: trovare il modo di sbloccarla senza impantanarsi in un giro palla sterile. Il 73 per cento di possesso diventa un numero utile solo se qualcuno lo trasforma in gol, e stavolta a farlo sono stati i giocatori della linea arretrata, arrivati dentro l'area con continuità. È una Roma che non aspetta gli attaccanti per segnare, e nella serata in cui il reparto era già rimaneggiato dalle assenze è il dato più concreto che si porta a casa.

La seconda cosa che ha deciso la partita è l'avvio della ripresa. Al 51' Gasperini toglie Pellegrini e mette Soulé; al 52' Pisilli segna su assist di Malen; al 58' lo stesso Malen trasforma il rigore del 4-0. Sei minuti, due gol, partita chiusa prima dell'ora di gioco. È la sequenza che toglie allo Slovan qualsiasi illusione di restare in piedi col 2-0 e che permette alla panchina di diventare gestione pura: al 59' escono Wesley e Malen per Rensch e Castro, al 77' De Roon ed Hermoso per Mancini e Koulierakis. Con Napoli-Roma sabato alle 18 al Maradona, far rifiatare chi aveva già fatto il lavoro non è un dettaglio.

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Il terzo punto è la fase difensiva, e qui i numeri sono netti: 1 tiro concesso, 0 nello specchio, 0 parate per Gollini, chiamato a sostituire Svilar che non è atteso prima del 21 novembre. La porta resta inviolata per la terza partita consecutiva, e lo fa con un portiere che non ha dovuto intervenire nemmeno una volta. Merito di chi gli sta davanti, ovviamente, ma anche di una pressione che ha impedito allo Slovan di arrivare al tiro: i quattro ammoniti slovacchi, Barseghyan al 20', Camara al 65', Martinez al 75', raccontano una squadra costretta a rincorrere e a spezzare il gioco con le cattive.

Resta il capitolo degli sprechi, perché 26 tiri e 10 nello specchio per 4 gol dicono anche che in porta gli avversari hanno trovato sei parate, e che non tutto quello che è stato costruito è finito dentro. Contro un avversario di questo livello non cambia nulla; contro chi sa punire la prima disattenzione, un vantaggio che tarda a diventare tre o quattro gol è un rischio. È l'unico appunto possibile a una serata che per il resto ha funzionato esattamente come doveva.

Il turno è passato con margine, l'Olimpico ha visto una Roma che ha comandato dal primo minuto all'ultimo, e l'entusiasmo attorno a Gasperini e alla crescita di Soulé ha trovato un'altra sera per alimentarsi. Ma lo Slovan non è la misura di questa Champions: ha concesso un tiro e ne ha subiti 26, e la differenza di livello era evidente già al 21'. Il metro vero arriverà con avversari che non si lasciano schiacciare nella propria metà campo. Per ora vale quello che si è visto: una difesa che non concede e che quando serve sa anche segnare.

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