Como-Roma, il punto si salva in dieci ma la disciplina resta un problema
Como domina a lungo con l'uomo in più dopo il rosso a Malen, e alla Roma restano un punto stretto e troppi cartellini da spiegare.

Quattro cartellini in sedici minuti, tra il 46' e il 62': prima De Roon, poi il rosso a Malen, poi Kone, infine Soulé. Una squadra che perde la testa così, nel giro di una sola mezz'ora, non può raccontarsi la storia della serata storta: è un problema di tenuta nervosa che si ripete e che a questo livello si paga.
Da quel momento la Roma ha giocato in dieci per trentasette minuti, fino al triplice fischio, e si è vista: il Como ha chiuso con il 66% di possesso, 19 tiri contro 9, 6 corner contro 2. Numeri che raccontano una squadra arroccata nella propria area, non una squadra che controlla la partita. Se il punto è arrivato lo si deve soprattutto a Gollini, confermato titolare per l'assenza di Svilar, che ha risposto con quattro parate contro le due del portiere di casa.
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Il pareggio tiene la Roma al secondo posto con 14 punti, ma a due di distanza dall'Inter, che vince e sale a 16. Contro un Como che in classifica sta dietro, con l'uomo in più per gran parte della ripresa e in casa propria, un punto solo non è il bottino che una squadra con le ambizioni della Roma può limitarsi a incassare senza farsi domande.
Mercoledì all'Olimpico arriva il Real Madrid in Champions League, un altro torneo e un altro discorso, che con questa classifica non ha nulla da spartire. Ma la disciplina vista oggi — quattro cartellini in poco più di un quarto d'ora — è un tema di squadra, e a Gasperini tocca il compito di risolverlo prima che la prossima volta costi più di un punto.




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