Amoruso, 75 presenze e 8 gol: il difensore di Bari che non ha mai smesso di sentirsi barese
Cresciuto nel Palese e nel vivaio biancorosso, debuttò in Serie A l'8 ottobre 1989 e vinse la Coppa Mitropa nel 1990: un pezzo di storia del Bari che la città non ha mai perso di vista.

Prima di arrivare in prima squadra, Lorenzo Amoruso ha fatto tutta la trafila che un tifoso barese sogna per il proprio idolo: nato e cresciuto in città, ha mosso i primi passi nel Palese prima di entrare nel vivaio del Bari, dove i tecnici del settore giovanile lo hanno portato fino ai grandi. L'esordio in prima squadra arriva nella stagione 1988-89, in Serie B; un anno dopo, l'8 ottobre 1989, il debutto in Serie A, in Inter-Bari, finita 1-1.
Da lì la carriera in biancorosso si allunga per sei stagioni, con due parentesi in prestito, al Mantova e alla Vis Pesaro. Amoruso colleziona 3 presenze nel 1989-90 e 5 nel 1990-91, con un gol, prima di guadagnarsi il posto da titolare nel 1993-94 in Serie B; un'altra stagione, il 1994-95, se la gioca di nuovo in Serie A. Il bilancio finale con la maglia del Bari è di 75 presenze e 8 gol, un bottino enorme per un difensore, firmato soprattutto dai calci piazzati, specialità con cui sapeva essere incisivo anche lontano dalla propria area.
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Il punto più alto arriva nel 1990, con la Coppa Mitropa vinta dal Bari: l'unico trofeo internazionale della storia del club, che insieme a due Serie B, una Serie C e uno scudetto di IV Serie compone l'intero palmarès biancorosso. Amoruso fu uno degli uomini-chiave di quella difesa, roccioso e presente a sé stesso, come si diceva allora di chi reggeva il reparto più con il sacrificio che con i piedi.
Un legame che non si è mai interrotto Finita la carriera da calciatore, Amoruso non ha mai reciso il filo con la città: torna a Bari quando può, e continua a dire la sua su squadra e classifica, da ex che non si è mai messo in cattedra ma nemmeno si è defilato.
È un legame che oggi suona quasi stonato, se paragonato al clima che si respira intorno al San Nicola: sabato scorso, nel 2-0 al Giugliano, lo stadio ha toccato il minimo stagionale di spettatori, 2.317, con una tifoseria che diserta le gare casalinghe per protesta contro la proprietà De Laurentiis. Amoruso rappresenta un'epoca in cui l'attaccamento alla maglia si misurava in campo, pallone su pallone; oggi si misura fuori, con le file vuote sotto gli spalti mentre la squadra, seconda in classifica con 19 punti, resta imbattuta in casa. Il paradosso è tutto qui: la squadra vince, lo stadio si svuota, e un ex come Amoruso resta probabilmente uno dei pochi che quell'incoerenza non l'ha mai vissuta da dentro.
Domenica arriva il Crotone al San Nicola, ultimo in classifica ma reduce da una vittoria e tre pareggi sul campo: un'altra occasione per il Bari di allungare la striscia di cinque clean sheet casalinghi consecutivi. Chi, come Amoruso, ha difeso quella maglia da barese prima ancora che da professionista, guarda a distanza a una squadra che in campo onora quei colori più di quanto la città, in questo momento, sappia fare dagli spalti.
Fonte: TuttoBari




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