Vittoria di misura: il Bari resta primo ma deve convincere di più
Il gol di Maggiore basta per piegare il Cosenza, ma nei numeri la partita è stata equilibrata: il primato tiene, l'autorità ancora no.

Il Bari batte il Cosenza e resta primo, ma chi guarda solo il 5' di gioia per il gol di Maggiore rischia di raccontarsi una partita diversa da quella vista in campo. I numeri dicono equilibrio, non controllo: 12 tiri a 11, un possesso palla (53-47) che non è mai stato schiacciante, e sui corner il Cosenza ha fatto meglio, 6 a 3. Un Bari che vince senza dominare è un Bari che porta comunque a casa i tre punti, ma la differenza fra vincere e convincere qui è stata netta.
La qualità che ha deciso è individuale, non di squadra: Tribuzzi mette in mezzo, Maggiore chiude al 53', ed è la sola vera zampata di una partita fatta di episodi minori. In avanti però qualcosa non ha girato con la necessaria precisione: tre fuorigioco contro lo zero del Cosenza raccontano di un Bari che ha cercato spesso la profondità senza trovare i tempi giusti. Sono situazioni che con squadre più attrezzate a sfruttare l'errore diventano occasioni concesse, non semplici episodi da archiviare.
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Nella gestione dei cartellini il Bari ha pagato più del previsto: Mendicino ammonito al 73', e poi Bianchi, entrato dalla panchina al 75', già nel taccuino dell'arbitro nove minuti dopo. Un ingresso a freddo che si trasforma subito in giallo non è un dettaglio da derubricare: è il segnale di un impatto sulla partita da rivedere, specie in una fase in cui la squadra doveva gestire un vantaggio risicato e non rischiare di rimanere in dieci.
Il primato resta, ma va guardato per quello che è: 16 punti in 7 gare, con il Sorrento a un solo punto di distanza e il Potenza che insegue a tre. Non è un vantaggio che permette distrazioni, ed è proprio per questo che una vittoria così sofferta contro un avversario che ha comunque prodotto 11 tiri e costretto Bari a 4 parate merita più i conti in sospeso che gli applausi. Prima della Salernitana, il 4 ottobre, servirà un salto di qualità nel controllo del gioco: vincere di misura funziona una volta, non può diventare l'abitudine di chi insegue la promozione diretta.




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