Dieci parate per un punto: a Caserta il Bari ha subito, non ha giocato
Ventiquattro tiri concessi, tre soli nello specchio: il pari con la Casertana non è un mezzo passo falso, è il ritratto di una squadra che non comanda le partite.

Partiamo dal numero che conta: dieci parate del nostro portiere. La Casertana ha tirato ventiquattro volte, undici nello specchio, e ha battuto dieci calci d'angolo. In più ha avuto un gol annullato al 55'. Il Bari ha chiuso con nove tiri, tre in porta, e tre corner. Con questi numeri il 54% di possesso non vuol dire controllo: abbiamo tenuto noi il pallone, ma a tirare erano loro. La piazza parla di due punti persi contro una provinciale e ha ragione su un punto: questo è il livello che il Bari deve dominare. Sulla partita vista, però, bisogna essere onesti fino in fondo: questo punto l'abbiamo portato via, non l'abbiamo lasciato per strada. Ed è peggio.
La partita di Rastelli si legge nei cambi. Al 45+1' entra Gómez per Tribuzzi, al 47' Manconi porta avanti la Casertana, al 51' Prisco prende il posto di Grgic: due cambi entro i primi sei minuti della ripresa, cioè l'ammissione che il primo tempo non aveva funzionato. Gómez poi il pari lo trova, al 67' su assist di Anzolin, venti minuti dopo lo svantaggio. La mossa ha pagato, ma non assolve la scelta di partenza: se la soluzione arriva dalla panchina all'intervallo, l'undici iniziale era sbagliato. E di quelle scelte risponde chi allena.
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Il problema non nasce a Caserta. Prima di questo pareggio c'era stato lo 0-0 col Crotone al San Nicola: un gol in due partite. Le ultime cinque dicono V-P-V-N-N, e il modo in cui sono arrivati gli ultimi due pareggi conta più dei due punti. Quando la piazza dice che questa squadra gioca un calcio noioso e senza idee, non è malumore: tre tiri in porta in novanta minuti contro la Casertana sono l'argomento più forte che si possa portare a quella critica.
La classifica dice secondo posto con 21 punti, cinque in meno del Potenza, con Sorrento e Cerignola dietro che hanno una partita in meno. Qui si pretende la promozione diretta, e a cinque punti dalla vetta il secondo posto non è un traguardo da difendere: è un ritardo da recuperare. Intanto cresce la contestazione ai De Laurentiis: la piazza chiede che lascino il Bari perché non crede in un progetto che la riporti in Serie B e oltre. Il campo non risolve la questione della proprietà, ma è il campo a dare o togliere argomenti. Prestazioni come quella di Caserta ne danno a chi contesta, e la società non può pensare di rispondere col silenzio.
Martedì 27 alle 20:30 si va al Viviani per Potenza-Bari, sedicesimi di Coppa Italia Serie C: un altro torneo, che non vale né come prova d'appello né come alibi. Quello che serve adesso è una squadra che crei più di tre occasioni vere in una partita e che non conceda ventiquattro tiri a nessuno, tanto meno in provincia. A Rastelli si chiede di trovare le risposte dal primo minuto e non all'intervallo. A chi lo ha scelto si chiede di dire alla piazza se il Bari visto a Caserta è quello su cui si punta per salire.




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