Le certezze di Potenza si chiamano Allegretto e Dini, ma non bastano: cosa va corretto prima del Giugliano
Il 2-1 del Viviani ha lasciato un reparto arretrato che regge e due parate di Dini su Selleri. Il problema è tutto il resto: il 56% di possesso senza occasioni pulite, sei ammonizioni e nove punti di distanza dal Potenza.

Allegretto è la cosa che resta in piedi dopo Potenza, e non solo per il gol del 90'. In fase di contenimento il difensore sta dando un contributo che si vede, e Longo lo aveva preferito a Perrotta scegliendo di nuovo gli uomini di Altamura. Ma attenzione: il tifoso che era al Viviani non cerca la nota lieta. Cerca di capire perché una squadra che tiene palla più dell'avversario esce con una sconfitta e con il Cerignola davanti.
Partiamo dai fatti. Al 3' Ghisolfi, su assist di D'Auria, ha portato avanti il Potenza. Al 37' a Cicerelli è stato annullato un gol. Al 66' il controllo al Football Video Support sul contatto Bruzzaniti-Loiacono ha prodotto il rigore che Castorani ha trasformato. Allegretto ha accorciato al 90', troppo tardi per cambiare qualcosa. In mezzo, il Catania ha avuto il 56% di possesso contro il 44% dei lucani, ma le occasioni più nitide le hanno costruite loro: Dini è dovuto intervenire due volte su Selleri. Questo è il nodo, e non è un dettaglio: tenere il pallone senza farne niente è la fotografia di una squadra che non trova la giocata.
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La seconda certezza è proprio Dini, che ha scalzato Rinaldi e a Potenza ha tenuto in piedi il risultato quando il Potenza spingeva. Ma anche qui il discorso va capovolto: se il portiere è tra i migliori in campo in una partita dove hai avuto più palla dell'avversario, vuol dire che il campo lo abbiamo tenuto noi e le ripartenze le hanno fatte loro. Il reparto arretrato regge, i numeri davanti no.
Poi c'è la questione dei nervi. Sei ammonizioni al Catania: Allegretto al 25', Longo al 38', Coda al 60', e poi Caturano, Torrasi e Di Gennaro tra l'89' e il 90'. Il Potenza ne ha prese due. Un tecnico ammonito nel primo tempo e tre cartellini nel minuto finale raccontano una squadra che ha perso la testa prima del risultato, e questo in una partita da -9 non ce lo possiamo permettere. Nel dopogara nessun calciatore ha parlato: solo Longo, che ha usato la parola «rabbia». Capiamo la rabbia per il gol annullato e per il rigore. Ma la rabbia si misura nei novanta minuti successivi, non ai microfoni.
La classifica dice 5° posto con 16 punti in 10 giornate, 5 vittorie, 1 pareggio e 4 sconfitte. Il Potenza è a 25, il Cerignola ci ha superato a 17. Quattro sconfitte su dieci, con il 2-1 interno contro l'Inter U23 e lo 0-2 di Monopoli ancora nel conto, non sono il ruolino di chi punta alla promozione diretta. E la promozione diretta è l'obiettivo dichiarato, non i playoff. Varrà alla vigilia aveva detto che «non abbiamo ancora fatto nulla»: il Viviani gli ha dato ragione nel modo peggiore.
La nostra lettura è questa: le certezze ci sono, e si chiamano Allegretto e Dini. Ma una squadra che ha preso Coda il 5 settembre per fare il riferimento offensivo e che a Potenza ha prodotto meno pericoli dell'avversario con più palleggio deve correggere il modo in cui arriva in area, non il modo in cui difende. Il compito è di Longo, e domenica 25 ottobre alle 15 al Massimino contro il Giugliano c'è il primo banco di prova. Non serve il bel gioco. Serve rimettere il Cerignola dietro.
Fonte: TuttoCalcioCatania



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