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Nove punti dal Potenza: la classifica dopo dieci giornate non mente più

Quinti a 16 punti, il Cerignola davanti e la Casertana a pari merito. Dopo Potenza la classifica va letta per quello che è, senza alibi e senza i conti che fanno comodo.

Nove punti dal Potenza: la classifica dopo dieci giornate non mente più
Nove punti dal Potenza: la classifica dopo dieci giornate non mente più — Grafica Arena Catania

Dieci giornate sono abbastanza per smettere di dire che è presto. Il Catania è quinto con 16 punti, il Potenza è primo con 25: nove punti di distanza, cioè tre partite piene, maturate in gran parte nelle due sconfitte d'apertura con l'Inter U23 e a Monopoli e sigillate sabato al Viviani, dove il confronto diretto lo ha vinto chi ci sta davanti. Il 2-1 di Potenza non è un incidente di percorso: è la partita che ha trasformato un distacco recuperabile in un distacco che ora dipende anche dagli altri. Il gol annullato a Cicerelli al 37' resta nel dibattito della piazza, e ci sta, ma la classifica registra solo che il Potenza ha fatto 25 punti e noi 16.

Il dato che pesa di più, però, non è il primo posto. È quello che c'è in mezzo. Il Cerignola a 17 ci ha superato, il Sorrento è terzo a 19, il Bari secondo a 20. La Casertana, che abbiamo battuto in casa loro, è a 16 come noi. Il Monopoli, che ci ha battuto, è a 15. Significa che il Catania non è in una fuga a due con il Potenza, ma dentro un gruppo di cinque squadre compresse in quattro punti, dal secondo al sesto posto. Chi vuole la promozione diretta deve prima uscire da quel gruppo, e a oggi non ne è uscito.

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Chi corre davvero e chi è dove non doveva stare

Il Potenza è la squadra che nessuno attendeva a 25 punti dopo dieci turni, e la sorpresa è doppia perché contro di noi ha avuto anche le occasioni migliori: Dini ha dovuto chiudere due volte su Selleri, con un possesso palla che diceva il contrario. Il Sorrento terzo è l'altra lettura che non quadrava con le attese di agosto. Dall'altra parte, le due piazze che per storia stanno con noi nella fascia alta del girone sono sprofondate: il Crotone ha 7 punti ed è sedicesimo, il Cosenza ne ha 5 ed è ultimo tra le squadre in classifica. La Salernitana, a 14, è nona. Il girone non sta rispettando la gerarchia del blasone, e questo per noi è un avvertimento, non una consolazione.

Cosa dice davvero la classifica a questo punto: che il Catania ha perso quattro partite su dieci e che la squadra di Longo, quando ha vinto, lo ha fatto quasi sempre con margini stretti, a eccezione di Altamura. Dice che il pareggio interno con il Barletta e le due sconfitte d'esordio non sono stati assorbiti dalla striscia di cinque risultati utili, perché quella striscia si è interrotta nel momento in cui serviva di più. Dice anche che Longo a Potenza ha confermato in blocco gli uomini di Altamura e ha cambiato al 57' con Torrasi e Lunetta, senza che la partita girasse: le scelte dell'allenatore sono entrate nel processo, e non è una forzatura.

Cosa non dice ancora: nel girone non si è completata nemmeno la metà delle partite, quindi un distacco di nove punti non è una sentenza. Ma la quota per la promozione diretta non la fissiamo noi, la fissa chi è davanti. Domenica al Massimino arriva il Giugliano, quindicesimo con 10 punti, e il metro è uno solo: una squadra che vuole restare agganciata al Bari e al Sorrento, contro una squadra che lotta per non scivolare in basso, deve vincere. Non per riprendersi un quarto posto che vale poco, ma perché un altro passo falso sposterebbe il discorso dalla rincorsa alla vetta alla difesa dei playoff. E i playoff, qui, non erano l'obiettivo.

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