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Caligara: «Se fossi sceso di categoria, sarei venuto solo qui»

In sala stampa a Catania, Fabrizio Caligara e Marco Perrotta rispondono alle domande dei giornalisti dopo il loro arrivo in rossazzurro.

Cabianca, Caligara e Perrotta in sala stampa
Cabianca, Caligara e Perrotta in sala stampa — Foto: Catania FC (canale ufficiale)
Aggiornamento · 18 set, 18:30

Al fianco di Caligara, in sala stampa si sono presentati anche Marco Perrotta ed Eddy Cabianca, gli altri due volti nuovi della rosa rossazzurra. Perrotta ha parlato del cammino intrapreso dal gruppo, mentre l'inserimento dei tre giocatori conferma le difficoltà fisiologiche legate al profondo rinnovamento della squadra rispetto alla passata stagione, con il cambio di allenatore e i tanti nuovi innesti che richiedono tempo per assimilare le idee di gioco di Longo. Caligara ha inoltre chiarito di non vivere la scelta di scendere in Serie C come un passo indietro, definendola anzi un trampolino per tornare a fare due passi in avanti.

Fabrizio Caligara, centrocampista arrivato in estate al Catania, ha raccontato in conferenza stampa il momento in cui ha scelto gli etnei: «Ho parlato, penso, verso il 15 di agosto con il direttore: sono passate due, tre telefonate e non ho avuto nessun dubbio nello scegliere Catania. Gliel'avevo detto al direttore che, nel momento in cui sarei sceso di categoria, sarei venuto solo qui».

Caligara ha parlato anche del suo impatto con il nuovo ambiente: «Le prime sensazioni sono state molto positive, abbiamo trovato un gran gruppo, un allenatore preparato. L'auspicio per questa stagione è pensare partita dopo partita e arrivare all'obiettivo che vogliamo». Sulle condizioni fisiche, non essendo stato subito arruolabile: «Ero stato chiaro quando il direttore mi ha chiamato: non avendo fatto il ritiro, avevo bisogno di 10 giorni per rimettermi al pari con i compagni. Il direttore ha accettato questo. In questi 10 giorni mi sono messo a posto, adesso sono a disposizione».

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Sul ruolo in mezzo al campo non ha dubbi: «Li ho fatti tutti, in mezzo al campo. Se fossi allenatore mi metterei mezzala, ma le scelte le fa l'allenatore, non mi cambia dove mi mettono». Sull'atmosfera del Massimino, con 20mila persone sugli spalti, Caligara respinge l'idea dell'ansia: «È un piacere e un orgoglio perché porti i colori della città in tutta Italia, li rappresenti. Devi essere solo orgoglioso, non ansioso. Alla fine fai il lavoro più bello del mondo: qual è la paura, sbagliare? Sbagliano tutti, dal giocatore più esperto a quello più giovane».

Anche Marco Perrotta è intervenuto in sala stampa. Sulla vittoria di Picerno: «Ci siamo fatti i complimenti l'uno con l'altro più che altro per l'atteggiamento che abbiamo avuto in campo, perché credo che a differenza delle altre partite ci sia stato un qualcosa in più a livello non solo di tecnica, ma anche di atteggiamento, di cuore da parte di tutti. Questo deve essere il nostro punto di forza da cui ripartire».

Sulle difficoltà di inizio stagione: «Avevamo cali di concentrazione un po' troppo rapidi, e questa cosa ci ha portato delle difficoltà. Dobbiamo lavorare su quello perché giochiamo in una piazza bellissima, che ambisce a tanto, e dobbiamo avere il peso delle responsabilità addosso». Sul modulo, tra difesa a tre e a quattro: «Negli ultimi anni sono stato sempre abituato a giocare a tre, un modulo dove mi trovo bene, ma anche a quattro mi trovo bene, non vedo molta differenza». Sulla reazione dopo i gol subiti: «È una cosa che ci siamo detti e ridetti più volte nello spogliatoio. Non posso garantire che non lo facciamo con la nostra intenzione, ci viene inconsciamente, ma dobbiamo lavorarci».

Sul suo trasferimento in rossazzurro: «La trattativa è stata molto veloce, si è chiusa in due tre giorni. Io ero a casa, mi sono sentito subito con il direttore e ci siamo venuti incontro sulla richiesta. Poi mi sono ritrovato a Norcia con i miei nuovi compagni». E sull'auspicio personale: «Al di là degli obiettivi, il mio auspicio più grande è che la nostra piazza si riconosca in noi tramite l'atteggiamento, il cuore, tutto quello che mettiamo in campo».

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