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Col Rennes la Juve ha concesso più di quanto abbia costruito

Avanti dopo cinque minuti, raggiunta dopo dieci, rimessa in piedi solo da un rigore: in casa, in Europa, il pareggio dice che la squadra fatica a tenere in mano una partita.

Benito Stirpe Frosinone Inter 14 04 curva Nord
Benito Stirpe Frosinone Inter 14 04 curva Nord — Foto: Federica Celani · CC BY-SA 4.0

Il dato da cui partire non è il gol di Çelik al 5', ma quello che è successo dopo. Dieci minuti più tardi Al-Taamari, servito da Reynolds, aveva già pareggiato, e prima dell'intervallo il Rennes è passato avanti con il rigore di Dia. All'Allianz Stadium la Juventus aveva il vantaggio dopo cinque minuti e si è ritrovata a rincorrere. Quattro giorni dopo lo 0-3 con la Lazio serviva una partita gestita con autorità. È arrivata una partita subita, e su questo bisogna essere chiari: il pareggio non è un mezzo passo avanti, è un'occasione buttata in casa.

I numeri ufficiali tolgono ogni alibi. Il Rennes ha tirato più della Juventus, 16 volte contro 14, e ha centrato la porta di più, 5 volte contro 4. Il 54% di possesso non ha prodotto superiorità: la squadra ha avuto la palla più a lungo e ha concesso di più. I 14 falli contro 10 e i 3 fuorigioco contro nessuno raccontano una squadra che spesso è arrivata in ritardo dietro e di fretta davanti. Il giallo a Gatti al 20', con il risultato già tornato in parità, rientra nello stesso quadro.

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Luciano Spalletti ha provato a correggere la partita con i cambi, ed è lì che si vedono le sue scelte. Al 45+1' è uscito Çelik, il marcatore, ed è entrato Kalulu. Al 60' Gatti, ammonito, ha lasciato il posto a González. All'80' fuori Kolo Muani e Kelly, dentro Boga e Lucumí, e al 90' Alajbegović per Cambiaso. Il pareggio però è arrivato dal dischetto, con Woltemade al 67', e il gol di Lucumí nel finale è stato annullato. Le assenze pesano: Yıldız, Locatelli e Thuram sono lungodegenti e Conceição è fermo per la spalla. Ma chi va in campo deve comunque reggere novanta minuti contro il Rennes, e stasera la squadra non ci è riuscita.

Il problema vero è la fragilità. Due gol subiti in casa dopo i tre presi dalla Lazio non sono un incidente, sono una tendenza che chi allena deve spiegare. Una squadra con la storia della Juventus non può trasformare ogni vantaggio in una rincorsa, e l'Europa League non è il posto dove permetterselo. È un trofeo vero, e lasciare punti in casa complica una strada che andava percorsa con il passo di chi vuole arrivare in fondo.

Domenica alle 18 c'è Lecce, al Via del Mare, fra tre giorni. Il recupero è breve e non autorizza a parlare di stanchezza. Lì Spalletti dovrà far vedere quello che col Rennes è mancato: una squadra che, quando passa in vantaggio, sa tenerselo e non si fa schiacciare indietro. Il resto sono discorsi che la piazza non ha più voglia di sentire.

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