Juventus, perdita di 66 milioni: nono bilancio di fila in rosso
Il bilancio chiuso al 30 giugno 2026 segna un rosso netto di 66 milioni, in peggioramento rispetto all'anno prima: ricavi giù di oltre 54 milioni, ma a pesare sono anche gli addii di Tudor e Comolli e la sanzione UEFA.

Il bilancio della Juventus chiuso al 30 giugno 2026 segna una perdita netta consolidata di 66 milioni di euro, in peggioramento rispetto al rosso di 58,1 milioni dell'esercizio precedente. È il nono anno consecutivo in cui i conti bianconeri si chiudono in negativo, e il dato arriva mentre il club è già al lavoro su un aumento di capitale fino a 250 milioni per l'assemblea del 3 novembre.
I ricavi sono scesi a 474,7 milioni, in calo del 10,4% rispetto ai 529,6 milioni della stagione precedente: 54,9 milioni in meno. La voce più pesante è quella dei diritti audiovisivi e dei proventi media, scesa a 145,5 milioni dai 177,4 milioni precedenti: mancano i 27 milioni legati alla partecipazione al Mondiale per Club 2025 (la Juve era stata l'unica italiana, insieme all'Inter), e pesa anche il piazzamento finale peggiore dello scorso campionato, dal quarto al sesto posto, che vale meno dalla ripartizione dei diritti di Serie A.
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Non tutto scende. Le sponsorizzazioni crescono da 105,6 a 126 milioni grazie all'entrata a pieno regime degli accordi con Stellantis Europe per il brand Jeep e con Visit Detroit, entrambi sul petto della maglia — ed Exor, che controlla la Juventus, è anche primo azionista del gruppo nato dalla fusione fra FCA e PSA. I ricavi da gara salgono a 66,7 milioni dai 65,4 precedenti, trainati dagli abbonamenti e dai posti premium dell'Allianz Stadium, che ha viaggiato a un tasso di occupazione medio vicino al 98%. Crolla invece la gestione dei diritti dei calciatori, da 109,7 a 57,8 milioni, per le minori plusvalenze incassate dalle cessioni.
Dove si risparmia, e quanto resta il buco Sul fronte dei costi il club ha proseguito la razionalizzazione già avviata: i costi operativi scendono da 405,7 a 363,6 milioni, il personale tesserato da 220,3 a 209,8 milioni (-10,5 milioni, effetto delle operazioni di mercato), i servizi esterni da 94,7 a 86,4 milioni e gli oneri da gestione dei diritti dei calciatori crollano da 43,8 a 17,9 milioni. Nonostante questo, il risultato operativo resta negativo per 39,4 milioni, peggio dei 29,9 milioni dell'anno prima; prima delle imposte il rosso sale a 58 milioni, da 50; la perdita netta finale, 66 milioni, è dunque 7,9 milioni peggiore di quella 2024/25.
A pesare sul risultato ci sono 20,8 milioni di costi non ricorrenti: l'interruzione anticipata del rapporto con l'allenatore Igor Tudor e il suo staff, l'uscita dell'amministratore delegato Damien Comolli, alcune svalutazioni di calciatori e la sanzione UEFA legata al Settlement Agreement. Anche togliendo queste voci straordinarie, però, il rosso operativo rettificato resta di 18,6 milioni, contro i soli 5,4 milioni dell'esercizio precedente: la gestione corrente, ripulita dagli addii eccellenti, è comunque peggiorata.
Il monte ingaggi bianconero resta il più alto della Serie A, 142 milioni l'anno, contro i 138 dell'Inter e i 90 della Roma: un conto che oggi fatica a tradursi in risultati, con la squadra sesta in classifica dopo sei giornate. L'aumento di capitale in arrivo — fino a 250 milioni, di cui almeno 100 destinati al mercato, con Exor che coprirà la propria quota con un anticipo di 60 milioni — serve anche a questo: a tenere in piedi una struttura di costi che il campo, finora, non sta ripagando. Berenberg ha già abbassato il target price del titolo dopo la richiesta di Elkann: il mercato finanziario, come quello sportivo, aspetta di vedere i numeri del prossimo esercizio.
Fonte: Calcio e Finanza




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