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Nono rosso di fila per la Juve: perdita da 66 milioni, Exor anticipa subito 60 milioni per l'aumento di capitale

Il consiglio d'amministrazione ha approvato i conti dell'esercizio 2025/26, chiuso con una perdita di 66 milioni: si va verso l'assemblea del 3 novembre con una ricapitalizzazione fino a 250 milioni, e il socio di maggioranza mette già sul piatto un anticipo di 60 milioni.

Nono rosso di fila per la Juve: perdita da 66 milioni, Exor anticipa subito 60 milioni per l'aumento di capitale
Nono rosso di fila per la Juve: perdita da 66 milioni, Exor anticipa subito 60 milioni per l'aumento di capitale — Grafica Arena Juve

Sessantasei milioni di euro di perdita nell'esercizio 2025/2026: è il nono anno consecutivo in rosso per la Juventus, e il dato è stato messo nero su bianco dal consiglio di amministrazione che ha appena chiuso i conti. Insieme al bilancio è arrivata anche la contromossa: la proposta di un aumento di capitale fino a 250 milioni di euro, che il cda porterà all'assemblea degli azionisti del 3 novembre.

Il socio di maggioranza Exor ha già fatto sapere che coprirà la quota di propria competenza e, soprattutto, che verserà subito un anticipo di 60 milioni di euro: un segnale che la famiglia Agnelli-Elkann non aspetta l'assemblea per muoversi, in un momento in cui il club ha già il monte ingaggi più alto della Serie A, 142 milioni l'anno, quattro più dell'Inter campione d'Italia.

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Dove vanno i soldi della ricapitalizzazione

Della cifra complessiva, almeno 100 milioni sono destinati al mercato: la finestra invernale riapre il 2 gennaio e chiude il 2 febbraio 2027, e sono già sul tavolo i dossier per rinforzare la squadra di Luciano Spalletti, da Udogie a Palmisani passando per Hojbjerg. Nono rosso di fila significa anche che il ritorno in Champions League — oggi lontano due punti in classifica, con la Juve 7ª a quota 10 dopo cinque giornate — non è solo una questione sportiva: vale fino a 50 milioni di incasso minimo garantito dal 2027-28 con il nuovo ciclo commerciale Uefa, contro i 40-45 attuali.

In Borsa il titolo ha chiuso ieri in calo del 2,62%, a quota 1,745 euro, dopo un rimbalzo che durava da fine settembre. Un movimento che si inserisce in un quadro già segnato dall'abbassamento del target price da parte di Berenberg, arrivato dopo la richiesta di ricapitalizzazione di John Elkann e passato senza grandi scosse sui mercati.

Nove bilanci in rosso di fila sono un numero che pesa più di ogni discorso tecnico sul titolo: non si tratta di un'annata sfortunata, ma di un modello che da quasi un decennio si regge sulle iniezioni di liquidità del socio di controllo. Un tifoso che segue la squadra ogni weekend fatica a collegare questi numeri al campo, ma la correlazione esiste eccome — è la ragione per cui Giovanni Carnevali e Frederic Massara lavorano a un mercato di gennaio costruito su prestiti e scambi mirati, non su colpi a effetto, ed è la ragione per cui ogni incasso extra, Champions compresa, pesa più che altrove.

L'assemblea che dovrà votare l'aumento di capitale è fissata per il 3 novembre: due giorni dopo Juventus-Napoli, la gara che chiuderà il tour de force di sette impegni in meno di un mese aperto domenica a Cagliari. Il campo e i conti, per una volta, si guarderanno da vicinissimo.

Fonte: Borsa&Finanza

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