Spalletti: «Ci manca ancora roba, continuo a non dormire». Ma i gol presi col Rennes li spiega con gli errori di lettura
Dopo il 2-2 in Europa League l'allenatore si dice soddisfatto dell'atteggiamento della squadra. Allo stesso tempo chiede di più a Woltemade e Kolo Muani e dice che i gol li hanno decisi «quelle che sembrano banalità». Domenica alle 18 si gioca Lecce-Juventus.

«Continuo a non dormire queste notti qui, se non vinco le partite non sono felice». Luciano Spalletti commenta il 2-2 con il Rennes facendo due discorsi che stanno insieme a fatica. Da una parte dice di essere «soddisfatto dell'atteggiamento» e racconta una squadra «in modalità "Giochiamocela"». Dall'altra ammette che «ci manca ancora roba» ed elenca errori che non dipendono dalle gambe ma dalla lettura del gioco. Il succo della serata è questo: la Juve ha rimediato al suo primo tempo, e niente di più.
Sulla riunione con la squadra dopo lo 0-3 con la Lazio l'allenatore rivendica il metodo: «Un mirino che dovevamo tenere attivo, sia io sia i dirigenti. I giocatori hanno risposto bene e oggi hanno alzato il livello». Gli hanno chiesto se debba farsi da parte per far capire ai giocatori che devono crescere. La risposta è una sola riga: «Non mi tiro indietro». Rispetto a quanto aveva già detto ieri sera sulla sua panchina c'è un argomento in più: secondo lui la squadra lo ha seguito.
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Le «banalità» che costano i punti
Il passaggio più duro riguarda i gol presi. «Il primo gol si può evitare, nel secondo potevamo girare dietro e abbiamo concesso angolo. Il risultato viene deciso da quelle che sembrano banalità». Poi Spalletti cita un episodio preciso: a fine primo tempo nessuno ha visto partire Kolo Muani, e Cambiaso poteva lanciarlo a campo aperto. Da qui arriva al paragone con Messi: «Questo fa la differenza tra il giocatore forte e il campione: contano gli occhi e la testa, poi il gesto tecnico».
La lezione suona giusta, ma è scomoda. Se a fine ottobre il problema è che i giocatori non vedono il compagno che si smarca, viene da chiedersi chi debba insegnarglielo e da quanto tempo. Spalletti è in carica dal 30 ottobre 2025: fra una settimana sarà un anno. Spiegare un pareggio in casa con la differenza tra il buon giocatore e il campione sposta il peso anche sulla rosa. E quella rosa in estate è cambiata molto con la nuova dirigenza di Giovanni Carnevali, Frederic Massara e Marco Ottolini. Le due responsabilità non si escludono, ma non si possono scambiare.
Su Woltemade e Kolo Muani in campo insieme l'allenatore non fa sconti: «Han fatto bene, anche se posso aspettarmi qualcosa in più da tutti e due. La loro qualità è superiore rispetto alla prestazione fatta». Poi aggiunge: «Possono coesistere insieme, ma quando collaborano possono diventare tre non due». Il tedesco ha segnato il rigore del 2-2 al 67'. Kolo Muani invece non ha segnato né con la Lazio né con il Rennes, e il suo «possono fare molto di più» pesa più di quello di Woltemade. Nel finale il VAR ha annullato il gol di Lucumí per fuorigioco dello stesso difensore, e così è mancato anche il sorpasso.
Del Rennes Spalletti parla con rispetto: «Questa è buona squadra», con «giocatori tecnici, veloci», «un settore giovanile forte», «un'identità precisa di club». Subito dopo, però, dice la frase che conta di più: «Noi dobbiamo farlo vedere di essere più bravi degli altri, per vincere dobbiamo esserlo». Giovedì non l'abbiamo fatto vedere.
Domenica alle 18 si gioca Lecce-Juventus al Via del Mare, contro Di Francesco. Ad Arena Juve risulta che i risultati con Rennes e Lecce possono decidere il destino di Spalletti. Il primo è stato un pareggio. Resta il Lecce.
Il video ufficiale
Fonte: Tuttosport




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