Conte lo chiede la curva, non la Continassa: la dirigenza pensa a Pioli, Elkann può cambiare tutto
Spalletti resta e cambia pelle: 3-5-2 con Kolo Muani e Woltemade insieme. Dietro di lui, però, i dirigenti non hanno mai considerato Conte come soluzione d'emergenza: il traghettatore sarebbe Pioli, per il futuro i nomi sono Inzaghi e Farioli. Se Rennes e Lecce vanno male, la pressione della piazza potrebbe spostare la decisione sulla proprietà.

Antonio Conte lo vogliono i tifosi, non chi comanda alla Continassa. Risulta a Arena Juve che la dirigenza guidata da Giovanni Carnevali non abbia mai preso in considerazione il ritorno dell'allenatore salentino come soluzione d'emergenza, nemmeno dopo lo 0-3 con la Lazio di domenica e i fischi dell'Allianz Stadium. Se davvero servisse un traghettatore, il nome su cui si ragionerebbe è quello di Stefano Pioli, che con Frederic Massara ha condiviso lo scudetto al Milan. Per il dopo, invece, i profili osservati sono Simone Inzaghi e Francesco Farioli, che con il Porto è già lanciato verso il bis del campionato vinto la scorsa stagione.
Nel frattempo Luciano Spalletti resta in sella e prova a cambiare la squadra prima che la squadra cambi lui. La scelta è il passaggio al 3-5-2: dentro la coppia Kolo Muani-Woltemade, quella che a Vigo ha prodotto il 2-1 in rimonta con il tedesco al 58' e il francese al 90', e soprattutto un difensore e un mediano in più per tappare gli squilibri visti con la Lazio, quando con il 58% di possesso siamo arrivati a due soli tiri nello specchio e abbiamo preso gol su tutti e tre i tiri in porta biancocelesti. Insieme al modulo cambierà anche l'approccio con i calciatori, dopo lo scambio a distanza con Bremer che ha occupato le pagine di lunedì.
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Qui sta il punto che a noi tifosi interessa davvero. Il sondaggio del 66% per Conte, i cori di domenica, il nome che torna a ogni sconfitta: tutto questo, per ora, rimbalza su una dirigenza che ha un'altra idea. Pioli è l'uomo di Massara, Inzaghi e Farioli sono progetti da estate. Conte, dodici anni dopo, non è nei piani di chi ha rifatto l'organigramma a giugno. E chi ha costruito questa rosa, con un monte ingaggi da 142 milioni e un bilancio chiuso con 66 milioni di perdita, difficilmente andrà a cercare l'allenatore più costoso e più ingombrante sul mercato.
Lo scenario, però, ha una variabile che la dirigenza non controlla. Se la crisi dovesse precipitare, con un risultato disastroso giovedì contro il Rennes e domenica a Lecce, la pressione popolare per il richiamo di Conte diventerebbe fortissima. A quel punto John Elkann potrebbe imporlo ai vertici del club. Non è uno scenario preso in considerazione oggi, ma è il motivo per cui le prossime due partite non valgono soltanto tre punti o una classifica del girone. Conte, dal canto suo, tiene un occhio anche sulle vicende del Manchester United.
Ci portiamo al bar una domanda che nessuno in società ha ancora voluto affrontare in pubblico: davvero la soluzione a un ottavo posto con 11 punti, a 8 dalla vetta, passa dal nome dell'allenatore e non da chi quella rosa l'ha messa insieme? Pioli come ponte, Inzaghi o Farioli come futuro: sono scelte che dicono continuità con la dirigenza, non con la piazza. Conte dice il contrario. Il silenzio di Carnevali sul tema, due giorni dopo il tracollo, pesa quanto le voci.
Giovedì alle 18:45 all'Allianz Stadium arriva il Rennes, domenica alle 18 si va a Lecce. Due partite in quattro giorni che decideranno se il 3-5-2 di Spalletti è un cambio di rotta o l'ultima mossa prima che la decisione salga di un piano.
Fonte: ilNapolista




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