Pioli traghettatore, poi Inzaghi o Farioli: perché la Juve non pensa a Conte
La fiducia a Spalletti regge, ma il piano per un'eventuale separazione è già scritto: un traghettatore per chiudere la stagione e un nuovo ciclo da affidare a Farioli o a Simone Inzaghi. Conte resta la soluzione di emergenza.

Spalletti resta, e questa non è una notizia. La notizia è cosa succederebbe dopo: in caso di separazione la dirigenza non chiamerebbe Antonio Conte, l'allenatore che la curva invoca dallo 0-3 con la Lazio, ma Pioli. Un traghettatore, con un compito preciso: stabilizzare lo spogliatoio, portare la squadra a fine stagione senza altri scossoni e consegnare a giugno un cantiere pulito a chi dovrà aprire il nuovo ciclo.
La fiducia all'allenatore, va ribadito, non è una conferma definitiva. Lo 0-3 di domenica all'Allianz Stadium e le tensioni nello spogliatoio hanno acceso un campanello d'allarme che alla Continassa nessuno può ignorare, e le prossime partite, soprattutto in campionato, peseranno sulla decisione. L'ottavo posto con 11 punti dopo sette giornate, a otto lunghezze da Inter e Lazio, è la cornice dentro cui la società ragiona: ogni passo falso riapre il dossier.
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La scelta di Pioli come traghettatore ha una logica che si capisce. L'ex allenatore del Milan viene individuato come il profilo giusto per stabilizzare la situazione interna, evitando scossoni che risulterebbero controproducenti. Tradotto: niente rivoluzioni a stagione in corso, niente moduli ribaltati a novembre, niente nuovo uomo forte che si prende tutto e pretende subito il mercato.
Perché il progetto vero, quello a lungo termine, la Juventus lo sta pensando per altri due nomi. Francesco Farioli, che al Porto sta facendo benissimo e aspetta da anni una chiamata dalla Serie A, e Simone Inzaghi, pronto a tornare in Italia dopo l'esperienza in Arabia Saudita. Due profili diversissimi per idee e stile di gioco, ma accomunati da un dettaglio che spiega tutto: la dirigenza li mette entrambi davanti a Conte. Per ripartire dalla prossima stagione, l'uomo dei tre scudetti consecutivi non è la prima scelta, e nemmeno la seconda.
Conte resta nel quadro solo come soluzione di emergenza: l'opzione da tirare fuori se la situazione dovesse crollare del tutto e le pressioni della piazza verso la società diventassero insostenibili. È un dettaglio che dice molto del rapporto fra Continassa e curva in questo momento. Il tecnico che tornerebbe anche subito, a stagione in corso, pur non amando gli ingressi a campionato già iniziato, viene considerato una concessione da fare ai tifosi, non una scelta tecnica.
La domanda che ci portiamo al bar
Qui la nostra lettura: una dirigenza che pianifica un traghettatore e un nuovo ciclo mentre conferma l'allenatore in carica sta dicendo, a Spalletti e a tutti, che il contratto fino al 2028 vale fino al prossimo risultato negativo. È legittimo. È anche la fotografia di una società che non ha ancora deciso di che squadra vuole essere, e che da anni cambia panchine come fossero la causa e non il sintomo. Lo 0-3 con la Lazio ha mostrato una squadra senza reazione; l'idea che il problema si risolva scegliendo fra un traghettatore e un progettista ci sembra, al momento, più una strategia di comunicazione che una strategia di calcio.
Giovedì alle 18:45 c'è il Rennes all'Allianz Stadium, in Europa League, e in quella sera Spalletti si gioca molto più di un turno del girone.
Fonte: Goal.com




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