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Inzaghi per il dopo, Pioli come ponte: Conte non è più l'unico nome per la panchina della Juve

Se la situazione di Spalletti precipita, la proprietà guarda con interesse a Simone Inzaghi, con Pioli come traghettatore. Anche il Manchester United può chiamare Conte, ma lì la dirigenza è divisa su chi scegliere.

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi — Foto: Werner100359 · CC BY-SA 4.0

Il nome di Antonio Conte non è più l'unico sul tavolo. La proprietà guarda con interesse a Simone Inzaghi, oggi sulla panchina dell'Al-Hilal con un contratto che, almeno sulla carta, scade la prossima estate. Lo schema esiste già: se la situazione con Luciano Spalletti dovesse precipitare, la Juve affiderebbe la squadra a un traghettatore come Pioli e poi aprirebbe un nuovo ciclo con l'ex allenatore dell'Inter. Il momento indicato per un'eventuale svolta è la sosta per le nazionali di novembre, se non prima.

Conte ha smentito trattative avanzate e pretese di pieni poteri, ma non ha detto di no. La sua ultima partita è Napoli-Udinese 1-0 del 24 maggio, con il gol di Hojlund su assist di De Bruyne. Per la Nazionale Malagò ha poi scelto Mancini, e lui si è detto disposto a prendere una squadra a stagione in corsa. Dice di sognare un club «che ha perso di vista la propria storia». Le candidate sono due: noi e il Manchester United.

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A Manchester si litiga sul nome In Inghilterra la panchina scotta più della nostra. Michael Carrick ha vinto tre partite su 14 in questa stagione, a Como è arrivata l'ennesima umiliazione e Lisandro Martinez si è sfogato contro i vertici del club. Dall'addio di Sir Alex Ferguson nel 2013 lo United ha cambiato allenatore 12 volte. Ora la dirigenza è spaccata. Il direttore sportivo Jason Wilcox vuole un allenatore che conosca la Premier: in questa categoria ci sono Howe, Hürzeler, Emery e lo stesso Conte, che col Chelsea ha vinto un campionato e una FA Cup. Il capo del reclutamento Christopher Vivell spinge invece per Nagelsmann, 39 anni, libero dopo un Mondiale disastroso con la Germania.

Da noi la panchina è in bilico per i fatti degli ultimi giorni. Prima è arrivato lo 0-3 con la Lazio davanti ai nostri tifosi, poi il 2-2 col Rennes, ripreso solo dal dischetto. In campionato abbiamo 11 punti in sette giornate, otto in meno dell'Inter. In Serie A Spalletti ha vinto 18 partite su 36 da quando è arrivato, il 30 ottobre 2025. Nell'ultima settimana ha ripreso in pubblico Conceição e Bremer, ha riunito la squadra alla Continassa e ha garantito che «la squadra è con me». Il 19 ottobre la società lo ha confermato «per ora». Dopo il Rennes Carnevali ha detto che «alla Juve la panchina scotta» e Spalletti ha risposto: «Non chiedetemi di lasciare».

La domanda che ci facciamo è un'altra. A questa rosa mancano almeno un attaccante, un regista e un terzino sinistro, e nessun allenatore li porta con sé dalla Continassa: il mercato riapre solo il 2 gennaio. Il 14 ottobre Carnevali ha fissato come obiettivo la vittoria dell'Europa League. Affidare a un traghettatore una stagione che deve ancora riportarci in Champions vuol dire ammettere che quest'annata è già un ponte verso la prossima. Pesa anche il nome scelto per dopo. Il 66% dei tifosi, in un sondaggio online, ha indicato Conte. Inzaghi invece arriva dalla panchina dell'Inter, e su questo la piazza non è neutrale.

Domenica alle 18 c'è Lecce-Juventus al Via del Mare, poi la sosta dal 9 al 17 novembre. Conte aspetta, e lo United anche. La Juve deve decidere se aspettare con lui.

Fonte: Corriere della Sera

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