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Conte abita a sei chilometri dalla Continassa e dice sì a una panchina in corsa: alla Juve manca solo chi lo chiami

Senza squadra da maggio, l'ex capitano vive a Torino e ha detto chiaramente che prenderebbe una squadra a stagione iniziata. Il suo curriculum dice che sa rimettere in piedi una squadra in fretta. La dirigenza, però, finora ha guardato altrove.

Conte abita a sei chilometri dalla Continassa e dice sì a una panchina in corsa: alla Juve manca solo chi lo chiami
Conte abita a sei chilometri dalla Continassa e dice sì a una panchina in corsa: alla Juve manca solo chi lo chiami — Grafica Arena Juve

Sei chilometri. Tanto separa l'Allianz Stadium e la Continassa dalla casa di Antonio Conte, leccese di nascita e torinese d'adozione, rimasto a vivere sotto la Mole con la moglie Elisabetta e la figlia Vittoria dopo gli anni da giocatore in bianconero, dagli scudetti alla Champions del 1996 con Marcello Lippi. A maggio ha chiuso con il Napoli, con cui ha vinto uno scudetto e una Supercoppa italiana. Da allora è senza panchina. E in una recente intervista ha tolto ogni dubbio sulla questione dei tempi: «Accettare una panchina in corsa? Se ne vale la pena, sì. Mi piacerebbe andare in un club con una storia un po' appannata, per spolverarla e farla risplendere ancora una volta».

Ogni tifoso juventino legge quella frase pensando alla Juve, e non serve spiegare perché. Tre giorni fa, dopo lo 0-3 con la Lazio, l'Allianz Stadium ha fischiato. Siamo ottavi con 11 punti dopo 7 giornate, a 8 dall'Inter e dalla Lazio che comandano a quota 19 e a 4 dal Milan, quarto con 15. Abbiamo già raccontato che la curva chiede Conte e la dirigenza no: l'eventuale traghettatore resta Pioli, per il nuovo ciclo i nomi sono Simone Inzaghi e Farioli.

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Il precedente che rende il sogno credibile

L'argomento più forte a favore di Conte non è la nostalgia, è il Tottenham. Nella stagione 2021-22 rilevò a novembre la squadra di Nuno Espirito Santo: nono posto, quarto posto lontano cinque punti, un gruppo col morale a terra. Esordì con uno 0-0 in casa dell'Everton all'undicesima giornata, poi rimontò una posizione dopo l'altra fino al quarto posto, strappato all'Arsenal in volata. È il caso di un allenatore che subentra a stagione in corso, e ricorda da vicino quello che sarebbe chiamato a fare oggi a Torino. Il resto del curriculum si conosce: i primi tre scudetti dopo Calciopoli (2012, 2013 e 2014, l'ultimo con il record di 102 punti), il titolo con l'Inter nel 2021 che interruppe la serie bianconera, la Premier col Chelsea, lo scudetto a Napoli. E, nel ritiro di Bardonecchia del 2011, la frase che i tifosi juventini ricordano ancora: «Siamo la Juve, è ora di smetterla di fare schifo».

Il curriculum, però, non risolve due problemi. Il primo è che la società, almeno finora, non ha mai preso in considerazione Conte come soluzione d'emergenza, e in tutti questi giorni nessuno alla Continassa ha detto una parola pubblica per spiegare il perché. Il secondo riguarda i conti. Il club chiude il nono bilancio in rosso, con una perdita di 66 milioni, ha già il monte ingaggi più alto della Serie A e il 3 novembre porta in assemblea un aumento di capitale fino a 250 milioni. Il contratto di Spalletti scade nel giugno 2028. Prendere Conte adesso vorrebbe dire pagare due allenatori in un momento in cui si chiedono soldi agli azionisti.

Una cosa però va detta. Conte a Londra non ha festeggiato fino in fondo il quarto posto conquistato contro ogni pronostico, perché non è uno da piazzamenti. Alla Juve di oggi, invece, il quarto posto è l'obiettivo minimo, quello che l'anno scorso è sfuggito. Chi lo invoca immagina una rinascita e uno scudetto. A una società che deve prima di tutto tornare in Champions, Conte servirebbe per qualcosa di meno ambizioso, ed è giusto chiedersi se basterebbe a convincerlo.

Domani alle 18:45 c'è il Rennes all'Allianz Stadium, in Europa League. Domenica alle 18 si gioca Lecce-Juventus, nella città dove Conte è nato. Se le due partite andranno male, la decisione potrebbe passare a Elkann. Fino ad allora Conte resta dove è stato in questi anni, a sei chilometri dalla Continassa.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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