Conte vuole una squadra «che ha perso di vista la propria storia»: la Juve, ma anche il Manchester United
L'ex capitano non fa nomi, ma il cerchio si stringe su due club. In Inghilterra lo United è spaccato su chi chiamare, mentre a Torino la proprietà guarda anche a Simone Inzaghi.

Antonio Conte non ha fatto nomi, ma non ce n'era bisogno. Alla domanda su dove si vede nella prossima avventura ha risposto che sogna squadre «che hanno perso di vista la propria storia». Le candidate sono due: la Juventus e il Manchester United, due giganti addormentati che si contendono lo stesso allenatore.
Il contesto lo conosciamo bene. La sua ultima partita in panchina risale al 24 maggio: Napoli-Udinese 1-0, gol di Hojlund su assist di De Bruyne. Poi l'addio agli azzurri, l'estate ferma e il nome sempre in giro, prima per la Nazionale, dove Malagò ha scelto Mancini, poi per le due panchine più instabili d'Europa. Che Conte sia pronto a entrare anche a stagione in corso l'avevamo già scritto. La novità è che non è l'unico club a pensarci, e che non lo siamo nemmeno noi.
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Lo United litiga, la Juve guarda altrove
A Manchester la situazione è più disperata della nostra. Carrick ha vinto tre partite su 14 in stagione, a Como è arrivata l'ennesima umiliazione e Lisandro Martinez si è sfogato contro i vertici del club. Dall'addio di Sir Alex Ferguson nel 2013 lo United ha cambiato allenatore 12 volte. Ai piani alti però non c'è accordo: il direttore sportivo Jason Wilcox vuole un tecnico con esperienza in Premier (Howe, Hurzeler, Emery e lo stesso Conte), il responsabile del reclutamento Christopher Vivell spinge per Nagelsmann, a 39 anni senza lavoro dopo il Mondiale disastroso con la Germania. In Inghilterra Conte ha già vinto, una Premier col Chelsea contro Klopp e Guardiola e una FA Cup, e questo pesa.
Alla Continassa invece la proprietà guarda con interesse a Simone Inzaghi, che con l'Al-Hilal ha come orizzonte la prossima estate. Se il rapporto con Spalletti precipitasse, lo schema ipotizzato è quello che circola da giorni: un traghettatore come Pioli e poi il nuovo ciclo con l'ex allenatore dell'Inter. Conte, per chi decide, non è la prima scelta. Per la curva lo è da mesi.
Qui sta la domanda scomoda. La squadra arriva dallo 0-3 con la Lazio davanti ai propri tifosi ed è ottava con 11 punti, a 8 dalla vetta. Spalletti è in carica dal 30 ottobre 2025: in quasi un anno la squadra non ha un gioco riconoscibile e la rosa ha buchi evidenti, almeno un attaccante, un regista e un terzino sinistro. Nell'ultima settimana l'allenatore ha ripreso pubblicamente Conceição e Bremer. Dopo il confronto con il gruppo ha assicurato che «la squadra è con me». Stasera il 2-2 col Rennes, in casa, dopo essere andati in vantaggio al 5', non ha dato a nessuno il segnale che serviva.
La nostra lettura è questa: aspettare un allenatore che l'estate prossima potrebbe arrivare, mentre quello che è libero, abita a Torino e dice di sì rischia di firmare a Manchester, è una scelta che va spiegata. Non è un problema di simpatia per Conte. Se lo United trova la quadra prima di noi, quell'opzione sparisce, e il piano B diventa l'unico piano.
Domenica alle 18 c'è Lecce-Juventus al Via del Mare. Il destino di Spalletti passa da lì, e forse anche quello di Conte.
Fonte: Corriere della Sera



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